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Arte

Firenze in passerella: Schmidt progetta il Museo della Moda

Elisa Monetti
21 maggio 2016

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Le mode, si sa, sono passeggere ma la Moda, invece, resta. Resta come memoria e resta come insegnamento. Merita pertanto attenzione al pari delle altre arti. Mentre in tutto il mondo prendono il via mostre ed esposizioni dedicate all’universo del fashion e al costume, Firenze si prepara ad ospitare un’istituzione museale interamente dedicata.

Frutto della brillante mente di Eike Schmidt, storico dell’arte tedesco che dopo una folgorante carriera che l’ha visto impegnato nelle più attive realtà d’arte a livello mondiale e che oggi lo fa timoniere degli Uffizi con i suoi quasi due milioni di visitatori per il 2015, nasce il progetto del Museo della Moda come realtà di spicco del panorama culturale fiorentino.

Primo passo verso il sogno è quello di pianificare l’allestimento di depositi climatizzati che siano adatti a conservare nel migliore dei modi i capi delle più importanti Maison. A questo titolo verranno dedicate alcune sale di Palazzo Pitti ad oggi occupate da mobili antichi non più in uso cui si cercherà una nuova collocazione.

A rendere unico il progetto italiano sarà la componente educativa: i depositi, infatti, non saranno solo luogo di conservazione ma anche spazio di studio, approfondimento e ricerca in un campo tanto fertile quanto ancora troppo poco esplorato, un’occasione imperdibile per giovani appassionati, designer in erba e ricercatori.

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Il museo in sé poi si immagina sarà diffuso in diversi spazi, un arcipelago della moda che si occuperà da tutti e tre i piani di Palazzo Pitti, ai Giardini di Boboli, dalla Cappella Palatina al Museo degli Argenti, con la possibilità di coinvolgere altre esclusive location.

Fortunatamente la collezione non partirà da zero: Schmidt conta infatti di basarsi su un nucleo centrale rappresentato dagli abiti attualmente conservati nella palazzina della Meridiana di Palazzo Pitti che vantano preziosissimi capi datati dal XVII al XX secolo, con qualche inserzione degli anni ’60 e ’70, ma ancora piuttosto sguarniti per i decenni successivi e per il contemporaneo, fatta eccezione per alcuni capi degli anni ’80 e ’90, frutto di una donazione dalla Fondazione Ferrè. Gioiello che assolutamente non dovrà mancare sarà l’abito da sposa di Karl Lagerfeld attualmente in mostra al Met di New York per l’esposizione “Manus X Machina”.

Già si programmano due mostre all’anno e un fitto calendario di collaborazioni che porteranno il Museo della Moda a dialogare con altre realtà sparse per tutta Italia, da Milano capitale del fashion, al sud del Paese. Capofila sarà, durante Pitti 90, la mostra “Visions of Fashion” sulla carriera fotografica di Karl Lagerfeld nel mondo della moda nella Galleria Palatina dal 14 giugno. Una prospettiva stimolante e dalle grosse potenzialità. Fari dunque accesi su Firenze.

 

 


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