Fondi Etici: piccolo é bello

Marco Pupeschi
25 ottobre 2013

Lighthouse in the dusk

Sono saltato sulla sedia per l’emozione nel leggere che fino ad agosto 2013, i rendimenti total return dei fondi etici mostravano una performance del +24% a fronte del +18% registrato in media dai fondi non etici. Investire per il bene comune invece che per il profitto conviene, ma sarà tutto vero?

In Francia, i fondi etici (Socially Responsible Investing) stanno conoscendo un notevole sviluppo e sono stati loro indirizzati degli specifici interventi legislativi, come ad esempio la presenza di enti Finansol preposti all’attribuzione di un’”etichetta” volta a garantire la qualità dei singoli prodotti proposti come “solidali”.

In Italia, il legislatore invece lascia al gestore la più ampia discrezionalità nell’individuazione di una definizione operativa di eticità, da poter applicare ai propri fondi: l’attribuzione diviene così decisamente autoreferenziale.

Non sorprende che sia la Francia ad occupare la posizione di leader in Europa con fondi etici che gestiscono 41 miliardi di euro, contro i 2,3 miliardi dell’Italia. Lo riporta lo studio Vigeo “Green, social and ethical funds in Europe 2012”, ormai il punto di riferimento per tutti coloro che si occupano di fondi etici o socialmente responsabili (Sri) nel Vecchio continente. Cerco allora nel rapporto Vigeo quali siano le società etiche dove i fondi investono e… nooo!! Cosa ci fanno multinazionali del settore Oil&Gas, compresa quella ritenuta responsabile della marea nera nel Golfo del Messico?

Che delusione. Molto meglio il modello autoreferenziale italiano allora: dove le piccole dimensioni aiutano la conoscenza fra proprietà e cliente. Quando il concetto di eticità rimane a discrezione del gestore stesso, è fondamentale poter giudicare ogni singolo investimento; molto più difficile farlo con fondi di grandi dimensioni.

Torno a sedermi, un po’ più consapevole e un po’ meno esterofilo.

Marco Pupeschi