Fotografia

Francesco Bosso: quando la realtà supera se stessa

Alberto Pelucco
27 maggio 2015
Francesco Bosso  ARCTIC ARROW  Iceland, 2013

Francesco Bosso
ARCTIC ARROW
Iceland, 2013

Guardare il mondo con gli occhi della natura, non dell’uomo. Capire che ordine e disordine sono categorie tipiche della mente umana e che in realtà quello che a prima vista sembra caos, altro non è che il regolare svolgersi delle cose. Questa, la poetica del fotografo Francesco Bosso, presente al Centro Culturale Candiani di Venezia Mestre con la mostra “The beauty between order and disorder”.

Prima degli anni 2000, Bosso si occupava di fotografia di viaggi e ritratti, poi, a seguito dell’incontro con Kim Weston, nipote del grande fotografo Edward, ha iniziato a fotografare paesaggi con lo stile classico degli americani Ansel Adams e, appunto, Edward Weston. Gli scatti rivelano una ricerca esasperata delle separazioni tonali, realizzate in camera oscura, un’attenzione ai contrasti più forti, ai chiaroscuri più marcati, alle gradazioni di grigio, agli effetti di luce.

Francesco Bosso  CLEPSYDRA  Thailand, 2013

Francesco Bosso
CLEPSYDRA
Thailand, 2013

Tuttavia, per meglio capire la fotografia di Francesco, bisogna fare un salto indietro nel tempo: tra gli anni ’20 e ’40, nella costa ovest del Nordamerica, troviamo una serie di movimenti in leggero scontro tra loro: modernismo, realismo e pittorialismo. Quest’ultimo nacque a fine Ottocento per elevare al pari di pittura e scultura la fotografia, che era allora ridotta con disprezzo a mero strumento di riproduzione della realtà, a causa del suo procedimento meccanico. Tuttavia, i pittorialisti rischiavano di rendere la fotografia meno realistica: troppe le contaminazioni, le influenze con correnti pittoriche, come l’impressionismo. Ad opporsi al pittorialismo, e in generale a ogni eccessiva manipolazione dell’immagine, fu la straight photography (“fotografia diretta”), che, soprattutto con il Gruppo F/64, fondato nel 1932, ricercava la purezza dell’immagine attraverso la “perfezione tecnica e stilistica”: per i membri del Gruppo, qualunque cosa in grado di alterare la fotografia rende automaticamente meno puro lo scatto e, quindi, meno vero; qualunque foto non perfettamente a fuoco, o perfettamente stampata, è “impura”. Lo stesso nome “F/64”, appunto, faceva riferimento all’apertura minima di diaframma necessaria, per ottenere la massima profondità di campo, cioè la nitidezza assoluta. Una fotografia priva di ogni velleità qualitativa, tecnica o stilistica, dedicata in modo essenziale, diretta (straight), alla quotidianità o alla realtà naturale.

Fondatori di questo gruppo furono i già citati Ansel Adams ed Edward Weston, maestri di Bosso. Il primo scattava sulla scia della propria ammirazione per la natura incontaminata. Per lui, la maestosità, l’eleganza, la raffinatezza della natura reale, fatta di luci e contrasti, non aveva nulla da invidiare alle manipolazioni stilistiche.

Weston, invece, era convinto che la fotografia servisse a catturare la vita sotto qualunque forma si presentasse e che l’unico modo possibile per farlo fosse attraverso il realismo.

Francesco Bosso  REFLUX  Turks and Caicos, 2014

Francesco Bosso
REFLUX
Turks and Caicos, 2014

Convinto che il fotografo dovesse già “visualizzare la foto dentro di sé prima ancora di scattarla”, vedeva nella natura un soggetto intriso di purezza e verità, che spetta al fotografo rivelare. Con una quasi maniacale cura dell’immagine, cercava di cogliere l’essenza atemporale dell’oggetto, estraendone una forma pura e perfetta, talvolta anche più “reale” dell’oggetto stesso. Volendo usare le sue stesse parole “…con il massimo rigore; la pietra è dura, la corteccia di un albero è aspra, la carne è viva…”.

Così potremmo illustrare l’arte di Bosso. Per Francesco, la fotografia è fermare un istante e rappresentarlo. La sua arte si focalizza su primi piani di rocce, distese d’acqua, paesaggi frammentati, dune in movimento, rocce scolpite, astraendoli dallo spazio e dal tempo. L’osservatore non deve riconoscere le località. Non è il luogo che ha importanza, ma la sua atmosfera. Nei paesaggi non ci sono esseri umani, cartelloni pubblicitari o automobili, perché solo identificandosi con la natura, si può conoscerla a fondo.

Da Weston, Bosso eredita il gusto di descrivere le proprie ispirazioni artistiche senza vincoli e con assoluta oggettività. Ricercando l’immagine totalmente vera, pura e libera da qualsiasi artificio innaturale, questi autori ci inducono a cogliere della natura solo gli aspetti positivi. “La macchina – affermava Weston – deve essere usata per registrare la vita”, anche se astratta.

Il risultato è una verità così “eccessiva”, che i nostri sensi la interpretano come “disordinata”, caotica. È un mondo che ci sorprende apparendoci per ciò che è, ma come se lo osservassimo per la prima volta, perché lo guardiamo del tutto liberi da ogni categoria mentale. Una specie di iperrealismo che rivela l’essenza vitale delle cose.

Alberto Pelucco

“The beauty between order and disorder – Fotografie di Francesco Bosso”
Mostra a cura di Walter Guadagnini
8 maggio – 28 Giugno 2015
Centro Culturale Candiani – Piazzale Luigi Candiani, 7, 30174 Venezia Mestre
Informazioni: www.centroculturalecandiani.it
Orari: dal mercoledì alla domenica 16.00 – 20.00
Ingresso Libero


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