Leggere insieme

Fu’ad e Jamila: l’odissea di uno sbarco raccontato ai bambini

Marina Petruzio
19 gennaio 2014

COP FU'AD

Uscito nelle librerie a fine Novembre scorso, la casa editrice lo segnala come strenna nei libri per Natale: è “Fu’ad e Jamila” di Lapis edizioni e presentarlo nei primi giorni del nuovo anno mi sembra importante ed anche dovuto.
Da una parte la speranza di non vivere più certe situazioni attraverso le immagini che passano in televisione, dall’ altra la possibilità di offrire uno spunto di riflessione sul significato della vita che in Occidente è così scontato e sulle priorità reali da dover recuperare anche nell’educazione dei nostri figli.
Si parla di sbarchi di migranti in fuga dalla guerra, o dalla povertà, o da entrambe le cose, e dei loro Paesi.
Un fenomeno storico, socio-politico, economico che caratterizza questi ultimi due secoli. Che sta modificando culture ed economie. Un pezzo doloroso di Storia dell’umanità.

Ha un bel color rosso terra la prima illustrazione. Ha i colori di un paese caldo, della terra deserta, arida. Del blu scuro del mare e della spuma bianca di quando si infrange sulla battigia.
Un disegno quasi primordiale di omini e capanne, una palma e un dedalo di strade che partono ed arrivano al villaggio. Salutano, quegli omini che sembrano incisi nella roccia; salutano, un uomo ed una donna che, giovani e speranzosi, e già in un’altra prospettiva pittorica, decidono di prendere l’unica via per loro possibile, per il loro futuro e per il futuro del loro bimbo: la strada grande che porta al mare ma che finisce sottile sulla spiaggia, che lascia lì, soli.
Il villaggio è già alle loro spalle, davanti una grande speranza: quel barcone illustrato da Desideria Guicciardini come una piroga per evidenziarne la fragilità; un’imbarcazione per nulla idonea ad una traversata , che da sola racconta la mancanza di valore umano, la speculazione di chi vende a caro prezzo un posto panca senza alcuna copertura. Ruggine e legno rigonfio dai troppi anni in mare.

É questa la storia di Fu’ad e Jamila, la storia di chi con o senza figli ancora in grembo si appresta a lasciare il proprio Paese. E quanto deve essere disperata la loro situazione per accettare tutto questo, per accedere a prospettive di vita differenti in un altro Paese oltre il mare, dove non si hanno radici, dove nessuno li aspetta per accoglierli dopo un viaggio difficile, senza sapere se e quando si arriverà, ma sicuri di non rivedere casa propria per un tempo non definibile. La propria terra, il proprio villaggio, la propria mamma magari. Una famiglia è tale in tutto il mondo, ha sentimenti uguali verso i propri figli.

Una partenza implica un addio sempre doloroso, il non sapere se poter o meno ritornare alle proprie origini una lacerazione profonda.

Un cielo infuocato da mille soli, l’aria calda che disegna mulinelli e spirali, le ombre di centinaia, forse migliaia di persone senza volto che attendono di imbarcarsi: sono i molti compagni di viaggio di Fu’ad e Jamila, rappresentati in blu, il colore dei Tuareg del deserto, il colore della calma, della serenità che andrebbe indossato sempre quando si affrontano prove difficili.
Donne, bambini, uomini avvolti in coperte, scialli, caftani o burka dai mille colori. Poi solo il buio del mare, lo squarcio di un fulmine, un respiro che si gonfia e travolge, la pioggia, mani che non riescono più a tenersi, che scivolano bagnate e che non sanno quando e se potranno rintrecciarsi. Il buio totale, solo le ombre più scure della notte e della tempesta.
La doppia pagina che segue è una pagina di ombre colorate, di quando il buio è ancora profondo ma si cominciano a distinguere i colori delle persone, il bianco degli occhi nella luce buia, gli sguardi vuoti di chi ora, dopo la paura, ha solo sé stesso. Emozioni molteplici che si susseguono veloci ma che non possono avere voce. Mi piace molto quest’illustrazione, è così reale, così emotivamente carica.
Le ultime pagine dell’albo sono nuovamente colorate. Il cammino è ancora lungo, tutto è da costruire.
Ma una nuova speranza anima chi non riuscirà a dimenticare in una vita ciò che ha vissuto in una notte.

Leggendolo, l’invito ad immedesimarsi nella parte di chi per sopravvivere lascia tutto è scritto nelle interlinee e negli interspazi di un racconto veramente toccante, fatto di parole semplici perché rivolto a bambini e ragazzi, commovente come l’indimenticabile pianto dei soccorritori inermi che troppe volte abbiamo visto nei pressi delle coste di Lampedusa, lontani da noi, dentro la televisione.
É questo l’invito: provare ad immedesimarsi, a pensare a noi in quella stessa situazione, nei panni di quei 6.000 bambini sbarcati a Lampedusa lo scorso settembre di cui almeno 4.000 senza famiglia, soli.

Chissà, forse riuscendoci potremmo educarci ad un’altra umanità.

Un binomio in perfetta sintonia di emozioni quello di Cosetta Zanotti e Desideria Guicciardini, che trasformano quello che era un quaderno di cui la Caritas Italiana si avvaleva nei momenti di animazione e di lavoro con i bambini per spiegar loro cosa stava accadendo a Lampedusa, e non solo, in quegli anni.

Un albo da portare a scuola, da tenere in classe e nelle biblioteche scolastiche, nella nostra libreria personale di genitori e da utilizzare alla prima richiesta.

Marina Petruzio

“Fu’ad e Jamila”
di Cosetta Zanotti Illustrato da Desideria Guicciardini
Ed.: Edizioni Lapis
Collana: Lapislazzuli
Euro: 13,50
Età di lettura: per bambini e ragazzi dai 6 ai 13 anni e per i loro educatori


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