Il mio punto di vista

Fuga di cervelli, che dire?

Gabriella Magnoni Dompé
5 giugno 2013

Una realtà a noi già ben nota da oramai lungo tempo: menti promettenti, talvolta addirittura eccelse, che scelgono di emigrare per mettere a frutto il loro talento. E’ storia vecchia ma, si sa, in tempi di crisi tutto viene amplificato e diventa roboante. E così è a mio parere più significativo non dimenticare gli esempi più celebri e storici di questo sfortunato esodo. Tanto per citarne uno, Fermi.
Evidentemente il nostro Paese, crisi o non crisi, non è mai stato capace di gestire al meglio le grandi risorse intellettuali che il nostro popolo offre. E, a dire il vero, è troppo comodo attribuire ad una generalizzata crisi l’infausto fenomeno. Cominciamo a dire le cose come stanno e parliamo invece di assenza di posti di lavoro.
Le due cose parrebbero andare di pari passo, ma così non è – non necessariamente.
L’ingegno, l’inventiva, la creatività spesso infatti vengono stimolati proprio dai momenti di crisi: non è di certo un caso se aprendo i quotidiani sempre più spesso veniamo a conoscenza dei progetti fuori dal comune di chi di cervello sembra possederne parecchio, e sia anche capace di farlo fruttare nonostante i tempi. Alla faccia della crisi tanto sbandierata.
Bambini di sette anni che creano videogames, ragazzi in affari che ideano nuove applicazioni, utilissime alla vita di ogni giorno – ce n’è una che addirittura prepara all’esame di guida con lo smartphone! Per finire con esempi a me molto vicini: persone che con grinta e coraggio si ricreano diventando responsabili commerciali di aziende boutique.

Ma sarà solo una questione di fortuna? Assolutamente no.
Il punto è che purtroppo oggi l’Italia non ha più una cultura capace di spingere i giovani a “buttarsi”, ad osare e tentare nuove vie, originali, innovative, non omologate con i lavori tradizionali – magari con mansioni avveniristiche e di ultima generazione, o magari reinventando le occupazioni più antiche.
Stiamo assistendo ad un cambiamento di era, lo vediamo giorno dopo giorno, e continueremo ad esserne spettatori – e talvolta protagonisti. Saper “fare da sè” sarà sempre più importante del poter comprare un oggetto standardizzato – e qui andiamo dalla libreria in legno ad una semplice crostata. Il green e l’ecofriendly sono il futuro per le nostre vite sempre più congestionate dallo smog e dal traffico. L’usato, il vintage sarà sempre più nuovo e come tale tutto ciò che servirà a ridare nuova vita agli oggetti, mantenendo bassa la spesa, comporterà un sicuro profitto. Non voglio dire che torneremo al baratto ma sicuramente accanto a professioni di ultima generazione, legate alla tecnologia più spinta che alcuni dei nostri giovani stanno evidentemente solcando con grande orgoglio (per la mia amatissima italianità), ci sarà il ritorno a lavori artigianali che richiedono una ultraspecializzazione e che diventeranno sempre più da attività di nicchia a attività di cash cows.
Durante la mia esperienza su Sky ho conosciuto donne che per problemi non connessi alla crisi, ma semplicemente ad un desiderio di maternità, si sono dovute confrontare con una realtà nuova che richiedeva la ricerca di equilibri diversi, in primis tra professione e famiglia. C’è chi da manager aziendale si è riscoperta fotografa di bambini, sfruttando il weekend e le mattinate in settimana per lavorare e accudendo a casa i figli nel tempo “libero”. Storie di donne che hanno contribuito ad installare il nostro padiglione all’Expo di Shanghai e si sono riscoperte abili creatrici di bijoux da materiale riciclato – tra l’altro, ultima moda assistendo alle ultime tendenze dei brand più fashion. E c’è chi dopo aver abbandonato una vita a mille kilometri l’ora in giro per il mondo ha deciso di fermarsi e di dedicarsi al web.
La crisi c’è, questo è fuori d’ogni dubbio. Ma forse è necessario saper guardare oltre e non utilizzarla come pretesto per giustificare una realtà da tempo esistente, ma ben poco considerata nella sua rilevanza.
Un reddito di cittadinanza, a mio giudizio, può aiutare. Speriamo solo che non convinca i più a gravare sulle spalle di coloro che, impavidi, iniziano a giocare proprio quando il gioco si fa duro.

Gabriella Magnoni Dompé