Fuori cornice

Fuori cornice #03: Cyprien Gaillard, archeologo delle rovine del XXI secolo

staff
27 novembre 2012

Difficilmente accade che un luogo rappresenti così profondamente il lavoro di un artista.
E’ successo per la mostra di Cyprien Gaillard nello spazio dell’ex panificio della Caserma XXIV Maggio a Milano, vero gioiello di architettura industriale, aperto al pubblico per la prima volta.
Curata da Massimiliano Gioni per la Fondazione Nicola Trussardi, la mostra del pluripremiato artista francese, classe 1980, si snoda attraverso gli ambienti di questo edificio con le pareti dipinte da improbabili colori, verde e azzurrino, i sette forni culminanti in svettanti camini e le finestre schermate affinché la luce vi penetri con un tono crepuscolare.

“Rubble and Revelation”, rivelazioni e rovine – questo il tema della prima personale italiana dell’artista, rappresentato da lavori recenti che vanno dal video alla fotografia, passando attraverso il frottage.
L’interesse di Gaillard per il paesaggio e ”l’architettura negativa” è iniziato molto presto, quando ancora adolescente esplorava con lo skateboard i luoghi abbandonati e le gallerie ferroviarie in disuso.
In una recente intervista l’artista ha dichiarato di amare molto Giambattista Piranesi, il celebre architetto e incisore che nella seconda metà del XVIII secolo ritraeva i palazzi, le fontane e le magnifiche piazze della Roma settecentesca, insieme alle rovine dell’antica civiltà romana.

Come Piranesi, anche Gaillard è interessato alle rovine, al degrado, ma si tratta di rovine contemporanee, dove gli enormi edifici fatiscenti sono i relitti del nostro tempo.
Con passione si dedica quindi a collezionare immagini di costruzioni, oggetti, luoghi anche molto distanti tra loro, testimonianze che hanno perso smalto, attualità e bellezza, per proporli poi alla nostra attenzione in un sofisticato gioco di associazioni e analogie.
Nel suo lavoro non si avverte un tono aspro di denuncia o di critica estetica, si sente quasi un senso di struggimento, di ineluttabile decadenza.

Gaillard viaggia, osserva e ci riconsegna una sua personalissima “celebrazione di moderni segni umani, come una spedizione archeologica del XXI secolo in cui gli archeologi non devono lottare contro la vegetazione…ma contro la nostalgia che sempre cresce e ritorna”.

Il consiglio: applicatevi! Il senso del lavoro di Gaillard forse non vi sarà chiaro da subito: voi continuate a guardare, pazienti e fiduciosi. La colonna sonora scelta dall’artista, il brano “Prelude” degli Salem che rivisita il wagneriano “Oro del Reno”, vi aiuterà a calarvi in una concentrazione quasi religiosa.

Cristina Romanenghi

Da piccola sfogliava i libri d’arte del padre, da grande è riuscita nel difficile esercizio di far coincidere passione e professione diventando socia di una storica galleria milanese.

www.fondazionenicolatrussardi.com