Fuori cornice

Fuori cornice #05: Il mondo in una bolla

staff
22 gennaio 2013

Fisica quantistica, statica, eco-sostenibilità, relazioni sociali, architettura, ingegneria, creazione artistica: ecco cosa racchiude la gigantesca bolla, composta per il 99% di sola aria e per la parte restante da tre livelli di pellicole trasparenti sospese a venti metri dal suolo.
Il titolo dell’installazione, On space time foam, prende spunto dalla Teoria dei Quanti e da altre teorie che in fisica descrivono il livello primordiale dell’esistenza, l’affascinante idea di condotti spazio-temporali, di mondi paralleli, di un regno subatomico pensato come una schiuma.
L’opera, ideata per l’Hangar Bicocca di Milano da Tomás Saraceno, artista e architetto argentino, è un “palazzo fluttuante”, come lo ha definito il suo creatore, una struttura che pratica un’idea utopica, quella di realizzare piattaforme sospese, vivibili dall’uomo ed eco-sostenibili, e che si inserisce in un progetto più ampio dal titolo Cloud-Cities.

La relazione con il  pubblico – e tra gli individui che lo compongono – è parte integrante del progetto, costantemente modificato dalla temperatura dell’ambiente, dall’interazione delle persone che si muovono nello spazio, persino dal loro respiro.
Praticare questa membrana modificabile e sempre in movimento non è d’obbligo, si può assumere una visione dal basso e condividere comunque un modo diverso di percepire e abitare lo spazio.

Il consiglio: per particolarità o dimensioni, le opere di Saraceno sono quasi esclusivamente commissionate da musei o dalle più importanti manifestazioni artistiche del mondo. Un buon motivo per non perdere l’occasione di visitare la mostra.
Leggete, o rileggete, “Le città invisibili” di Italo Calvino.

On space time foam
di Tomás Saraceno
all’Hangar Bicocca, Milano
fino al 3 febbraio

Cristina Romanenghi

Da piccola sfogliava i libri d’arte del padre, da grande é riuscita nel difficile esercizio di far coincidere passione e professione diventando socia di una storica galleria milanese.

Foto di Alessandro Coco, Courtesy Fondazione HangarBicocca, Milano.