Advertisement
Arte

Futurismo nel XXI secolo: le ragioni dell’Arte/Vita spiegate da Antonio Saccoccio

Luca Siniscalco
6 aprile 2013

Avanguardia autoctona del nostro Paese, riscoperta ampiamente in anni recenti, il futurismo continua ad alimentare la creatività e gli studi degli artisti ed intellettuali più disparati. Alla doverosa e rilevante analisi e memoria storica si deve tuttavia accostare una interpretazione del futurismo come paradigma di una prospettiva esistenziale archetipale, i cui frutti possano valere ancora per la nostra modernità. Alfiere di una riattualizzazione dello spirito avanguardistico è Antonio Saccoccio. Nato a Roma nel 1974, Saccoccio è compositore, scrittore e oltre-artista. Valido studioso del futurismo, nonché teorico d’avanguardia, è fondatore del movimento del Net.Futurismo e socio fondatore e presidente del comitato di ricerca di Avanguardia 21 Edizioni.
Il presente dialogo intende confrontarsi sulle questioni più rilevanti che insorgono dall’incontro fra il portato del futurismo e la nostra contemporaneità. Spunto per l’intervista è stato offerto dall’imminente  Convegno Internazionale “Eredità e attualità del Futurismo”, organizzato a Roma presso il Centro Culturale “Elsa Morante” in data 11-12 aprile 2013. (Per maggiori informazioni: futurismoroma2013.blogspot.it)

Pare che il “pensiero unico”, quello della “fine della storia” di Francis Fukuyama, per intenderci, stia mostrando molte crepe. Il pensiero marxiano sembrava relegato in una soffitta polverosa ed inquietante; la crisi economica ha mostrato come il suo spettro possa avere ancora ragioni valide per aggirarsi in Europa. La sorte del futurismo era riconducibile ad una condizione analoga. Oggi la situazione sta mutando?
Il futurismo, e le avanguardie in generale, nascono quando gli esseri umani non riescono più a tenere il passo delle incessanti innovazioni tecno-scientifiche. Tenere il passo delle innovazioni significa percepirne e comprenderne le ripercussioni notevoli sull’intero ambiente e quindi sulla sensibilità degli esseri umani. Le avanguardie hanno proprio questo compito: aiutare a sintonizzarci sul cambiamento per dominarlo e impedire che ci travolga. Oggi siamo sicuramente all’inizio di una nuova rivoluzione tecnologica, e il futurismo quindi è necessario come lo fu un secolo fa. Poi c’è da chiedersi in che modo possa manifestarsi il futurismo nel secolo XXI. Il futurismo deve concretizzarsi in un gruppo di artisti come fu nei primi decenni del Novecento? Lo escluderei, perché oggi gli artisti hanno perso qualsiasi capacità di incidere sul mondo. Futurismo può essere l’atmosfera diffusa di trasformazione della sensibilità percepibile oggi nelle nuove generazioni? Escluderei anche questo, perché per fare avanguardia occorre non solo vivere il cambiamento ma anche dominarlo. È futurista il singolo pensatore visionario che interpreta e promuove il cambiamento? Difficile, perché un’avanguardia da isolati ha scarissimie possibilità di incidere. Sicuramente è difficile che oggi il futurismo possa presentarsi con le modalità con cui esplose un secolo fa. Allora la cultura d’avanguardia era inesistente. Per quanto riguarda Fukuyama e la sua fine della storia nel liberal-capitalismo, non mi trovo molto d’accordo con lui. Stiamo in un momento di tali trasformazioni, con talmente tante possibilità che si aprono a ventaglio davanti a noi, che mi sembra davvero inopportuno pensare di essere già arrivati al modello risolutivo.

Perché ritiene necessario riflettere sull’eredità e l’attualità di un’avanguardia novecentesca, senza limitarsi a considerazioni storiche e artistiche?
Per l’evento che sto curando per il Centro Culturale “Elsa Morante” a Roma ho proposto proprio questo titolo: “Eredità ed attualità del Futurismo”. Nessun limite, se non quello di estendere il discorso sul futurismo oltre la morte di Marinetti. Che poi è quello che lo stesso FTM avrebbe desiderato. Porre dei limiti al futurismo è insensato, dato che il fine di questo movimento era proprio quello di aprire continuamente nuove strade, sfondare muri. Limitare poi il futurismo al campo artistico è la più grande delle costrizioni. Il futurismo fu un movimento di rinnovamento globale (con ambizioni in ogni campo, anche in quello politico, non dimentichiamolo), non un movimento esclusivamente artistico come il cubismo. Sono anni che lavoro per un obiettivo: far comprendere che la vita qui in Italia (ma anche altrove, sia chiaro) sta diventando impossibile perché siamo sprovvisti di un pensiero d’avanguardia. Abbiamo avuto la prima avanguardia, il futurismo, eppure ce ne siamo voluti dimenticare. Ma nel resto del mondo non stanno messi molto meglio: le avanguardie sono timide, domina la rassegnazione e l’apatia, il “presentismo” come lo chiamo io. E questo lo stiamo pagando a caro prezzo. La crisi economica non arriva per caso: è lì a farci notare che tutto il modello occidentale sta collassando. La politica ha perso ogni credibilità, le scuole sono ridotte a fabbriche improduttive, il mondo della cultura e dell’arte è popolato da personaggi grotteschi. Tutto è da rifondare.

Può fornire in anteprima ai nostri lettori qualche nome dei relatori che parteciperanno al Convegno Internazionale “Eredità e attualità del Futurismo”?
Ho ideato il convegno un paio di mesi fa dopo averne parlato con Pier Luigi Manieri e l’ho organizzato insieme a Giancarlo Carpi, in collaborazione con l’Università Tor Vergata di Roma; i relatori sono tutte persone che conosciamo personalmente per essersi distinti per ricerche in questo campo. Ci sono nomi che hanno fatto già la storia degli studi sul Futurismo: penso a Luigi Tallarico, Giovanni Antonucci, Massimo Duranti, Maurizio Scudiero. Ma tutti gli altri relatori hanno comunque scritto pagine importanti sulla storia e critica delle avanguardie: Antonella Pesola, Rossella Catanese, Carolina Fernández Castrillo, Patrizio Ceccagnoli, Giancarlo Carpi, Roberta Sciarretta, Plinio Perilli, Jessica Palmieri, Gerardo Regnani, Paolo Tonini, Ida Mitrano, Joan Abelló Juanpere, Stefano Gallo, Lorenzo Canova, Vitaldo Conte, Riccardo Campa, Serge Milan, Antonio Saccoccio, Miroslava Hajek, Andrea Baffoni. Ecco, li ho citati tutti. Voglio solo aggiungere – così informazioni e nomi li condenso tutti in questa risposta – che il convegno è solo uno degli eventi previsti nell’intensissima due giorni futurista. Illustro in sintesi il programma per dare un’idea della varietà dell’offerta. Nel tardo pomeriggio e in prima serata avremo la proiezione del documentario Sulle tracce del Futurismo, nato da un’idea di Marco Rossi Lecce e con la collaborazione di Enrico Crispolti e Francesca Franco (previste anche 4 ore di documenti video fino ad oggi mai visti). Una ricca esposizione di documenti futuristi e post-futuristi (libri, riviste, manifesti e altro), articolata in tre sezioni, dal 1909 ai nostri giorni. Proiezione a luce polarizzata di Bruno Munari, a cura di Miroslava Hajek. Libreria futurista con volumi in vendita delle case editrici Armando, Avanguardia 21, Lantana, Lozzi Publishing, Novecento, Studium. Videofuturismo con contributi di Stefano Balice, Gianluigi Giorgetti, Klaus-Peter Schneegass, Antonio Saccoccio, MAV, Laika Facsimile, Silvia Vernola, Net.Futurismo, Roby Guerra, Alfredone, Vitaldix, Graziano Cecchini, Ferdy Colloca. Elettrorumorismo con paesaggi sonori di Laika Facsimile, 7tn4CC, Klaus-Peter Schneegass, Kristian Fumei, Massimiliano Scordamaglia, Stefano Balice, fabiorosho, Giovanni Getto, Tommaso Busatto. Durante la serata AperiVita Futurista, buffet polisensoriale performativo.

A che punto sono gli studi sul futurismo al di fuori dell’Italia?
Ti parlo di ciò che più mi interessa: l’attualità del futurismo. In generale quando vado all’estero noto molta più attenzione verso l’evoluzione del futurismo: in tanti percepiscono che questo è un momento in cui un movimento come il futurismo potrebbe proporre qualcosa di interessante e forse decisivo. Qui in Italia, invece, c’è la tendenza a mummificare persino il futurismo. Non più un’idea viva, ma qualcosa da mettere in cornice. E dove nascono interessi di bottega, muore il futurismo. Ma anche questo l’aveva già detto Marinetti.

Può presentare in breve l’esperienza del Net.Futurismo ed il suo significato all’interno del panorama culturale del Belpaese?
Il Net.Futurismo è lì da anni a mostrare che oggi c’è bisogno di futurismo. E il futurismo deve comprendere cosa sta succedendo al pianeta e agli esseri umani ora che le reti elettriche hanno riconfigurato drasticamente lo spazio e il tempo. Per noi net.futuristi la rete deve diventare un paradigma da esportare in tutta la nostra vita, compiendo quella che chiamiamo “retealtà”. O, dal punto di vista più politico, “retarchia” o “postdemocrazia delle reti”, che è poi qualcosa di simile alla cyberdemocrazia teorizzata da Pierre Levy (ma con più anarchia e meno democrazia).

Scrisse Marinetti: “L’arte è per noi inseparabile dalla vita. Diventa arte-azione e come tale è sola capace di forza profetica e divinatrice”. Condivide tale giudizio? Ritiene sia ancora esperibile in una società materialista ed economicista?
Io continuo a sostenere che l’arte è talmente inseparabile dalla vita che non ha ragione di esistere come categoria separata. Se si è uomini e donne davvero, e se si vive davvero, tutte le dimensioni che normalmente attribuiamo all’arte (creatività, fantasia, sensibilità, senso critico e tanto altro) sono già dentro di noi. Separare l’arte dalla vita ha come unico risultato la produzione di esseri umani che si qualificano come “artisti”, categoria di cui dobbiamo sbarazzarci al più presto. Ci sono pittori, musicisti, scrittori, ceramisti, attori, imprenditori, calciatori e pizzaioli. Tutti più o meno capaci. Quali di questi hanno diritto ad essere chiamati artisti? In base a quali parametri? E quanta bravura devono avere nelle loro attività per essere riconosciuti come tali? Nessuno può dirlo, perché nessuno può spiegarlo senza cadere nella tautologia o nel principio d’autorità. L’Arte quindi non esiste. Aggiungo che per dare seguito a queste idee ho fondato con altri amici il MAV, Movimento per l’Arte Vaporizzata, il movimento più estremo – e quindi più futurista – che sia mai nato nel mondo dell’arte. Il primo movimento dichiaratamente e programmaticamente oltre-artistico.
Chiudo quindi con un monito. Il futurismo vivrà sempre fino a quando qualcuno avrà il coraggio di pensare l’impensabile e dire l’indicibile. Chi non ha coraggio non farà nulla di grande. Chi non ha coraggio non farà nulla di nuovo. Chi non ha coraggio non sarà mai veramente se stesso.
Ma questo l’aveva già detto e pensato qualcuno prima di me.

Intervista a cura di Luca Siniscalco


Potrebbe interessarti anche