Fotografia

Alla Galleria Valeria Bella quattro modi di vedere la realtà

Alberto Pelucco
30 settembre 2015

La stessa realtà, vista con occhi diversi, quelli “interiori”. Ecco il senso del titolo della mostra fotografica “DiversaMente” che, fino al 16 ottobre, presso la Galleria Valeria Bella di Milano, pone in confronto la ricerca di quattro autori. Unico e comune è il tema dell’indagine: la realtà odierna e il modo dell’uomo di rapportarsi con essa.

Mastromatteo

Giuseppe Mastromatteo (Busto Arsizio, 1970) Indepensense I_29. Stampa ai pigmenti montata su alluminio. Eseguita nel 2012 Firmata, datata e numerata dall’artista. 70 x 100 cm

Un argomento che già affascinava i Surrealisti a inizio Novecento; e surrealiste possono infatti definirsi le opere di Giuseppe Mastromatteo. I suoi ritratti traggono ispirazione dai soggetti di Magritte e Man Ray, sovente stagliati su sfondi chiari. Se i personaggi ritratti dall’artista belga sono privi di volto, quelli di Mastromatteo tentano di coprire con le mani occhi ed orecchie, che invece sono poi aggiunti digitalmente. Come quelli di Man Ray – spesso nudi – , anche i personaggi di Mastromatteo mancano di espressività e sono ritratti in un attimo di sospensione. Nessun riferimento al tempo o allo spazio. Per Mastromatteo al centro del mondo c’è l’uomo, che cerca di leggere la realtà con nuovi sensi, una volta riscontrata l’inadeguatezza di quelli di cui già dispone.

Cattani Eros 9

Bruno Cattani (Reggio Emilia, 1964) Eros 9. Stampa ai pigmenti su carta cotone montata su Dibond. Eseguita nel 2010. Firmata e numerata dall’artista.

Incapace di definire ciò che lo circonda nel presente, l’uomo si rifugia nel passato. Qui si inserisce l’arte di Bruno Cattani, incentrata sul tema della Memoria. La sua ricerca inizia nel 1996 con un’indagine sui musei, “affascinanti contenitori di emozioni in cui visitatore e opera d’arte creano una coppia indissolubile”. A creare legami tra la scultura e l’umano è la luce, amplificata dalla scelta del fotografo di svuotare i corridoi e le stanze della presenza umana, per lasciare spazio all’immaginazione, alla rievocazione di quello che non c’è più. Diversamente da Mastromatteo, per Cattani la realtà è indispensabile all’uomo che ricerca la sua identità. Ogni luogo, ogni oggetto è intriso di ricordi, dagli ex ospedali psichiatrici alle statue di marmo. Sta al fotografo rievocare i ricordi che si accompagnano a musei e simulacri, collegandoli al presente tramite un’immagine evocativa.

Pierre Pellegrini (Sorengo-Svizzera, 1968) Luce d’inverno Stampa ai pigmenti di carbone su carta cotone. Eseguita nel 2014. Etichetta di autentica firmata, titolata, datata e numerata dall’artista. 50 x 50cm.

Pierre Pellegrini (Sorengo-Svizzera, 1968) Luce d’inverno. Stampa ai pigmenti di carbone su carta cotone. Eseguita nel 2014. Etichetta di autentica firmata, titolata, datata e numerata dall’artista. 50 x 50cm.

La fotografia come fantastico mezzo di comunicazione e trasmissione delle emozioni è alla base anche del lavoro di Pierre Pellegrini, ticinese classe 1968. Per Pierre, fotografare significa non solo inquadrare una determinata porzione di spazio, ma anche immortalare e fissare per sempre una sottile porzione di tempo, come faceva Cartier-Bresson. Inoltre, la fotografia non è solo riproduzione fedele della realtà, perché quest’ultima, talvolta, viene in parte trasformata e alcuni elementi – per esempio quelli che passano da uno stato fisico all’altro, come l’acqua e le nuvole – appaiono in una veste nuova. I disegni sull’immagine non saranno mai come li vediamo. Le condizioni atmosferiche di quel momento, passeggero e quindi unico, sono trasformate. Se i nostri occhi sono incapaci di scorgere la realtà nel tempo, bisogna guardarla con le emozioni. La sobria, ma elegante semplicità degli scatti di Pellegrini tranquillizza l’osservatore. I pochi elementi nelle immagini sono esattamente nel numero giusto, al punto che in queste foto il concetto di assenza è tanto importante quanto quello di presenza.

Agnello

Umberto Agnello (Ragusa, 1962) Cemento # 003. Stampa in b/n ai pigmenti su carta cotone. Eseguita nel 2012. Firmata, datata e numerata dall’artista. 28 x 28cm

Anche Umberto Agnello ritaglia porzioni di mondo, ma al contrario di Pellegrini è attratto dal mondo di cemento, cui l’autore restituisce dignità artistica. Quelli ritratti da Agnello sono dei monoliti architettonici anonimi, immortalati in una città, come in qualunque altro luogo e in qualunque momento del giorno. Lo sfondo è una luce perenne da scenario post-apocalittico: nessun essere vivente compare, a beneficio del solo cemento, la cui imponenza è ancor più enfatizzata dal gioco di chiaroscuri e di inquadrature dal basso. In bianco e nero è anche la serie “Organica”, dove fiori di zucca, germogli di soia e radicchio rendono omaggio alla bellezza formale dei frutti della natura. Spine, foglie, boccioli, cortecce sono qui immortalate nelle loro forme più pure, ora armoniche e simmetriche, ora sofferte, tormentate e contorte. “Fotografare è mettere ordine nel caos – afferma Agnello – creare punti di riferimento, catalogare, discernere, inventariare. Ho elaborato una fenomenologia degli stili, un campionario di forme, un casellario di segni. Spine, foglie, boccioli, semi di piante selvatiche come cardi, menta, ciclamino esprimono architetture perfette, segni infallibili”. Una natura, quindi, viva, perfetto emblema del principio filosofico “Nulla si crea, nulla si distrugge”.

 

DiversaMente
Dal 23 settembre al 16 ottobre 2015
Galleria Valeria Bella
Via Santa Cecilia 2, entrata da via San Damiano – 20122, Milano
Orari di apertura: martedì – sabato h. 10 -19, lunedì h. 15 – 19
Ingresso Libero
Informazioni: www.valeriabella.com
Tel. 02.76004413


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