Arte

Georges de La Tour valica le Alpi

staff
3 dicembre 2011


Si è aperta a Milano una mostra dall’eccelso valore artistico e simbolico, nonché in ultimo fondata su uno spirito mecenatista di promozione artistica che certo non guasta nel moderno evo segnato da crisi economica e diffuso disinteresse per le scienze umane. L’esposizione è difatti improntata ad uno spirito teso a coniugare l’intento pedagogico nei confronti di una cittadinanza ondivaga nel relazionarsi con le iniziative artistiche, ad una precisa e concettualmente densa scelta culturale. I due filoni propositivi da cui scaturisce l’iniziativa si trovano sintetizzati in una mostra accessibile al pubblico cittadino nella sua totalità, grazie all’ingresso libero, allestita nella Sala Alessi di Palazzo Marino dal 26 novembre 2011 all’8 gennaio 2012.
L’ ormai tradizionale evento, un must nel panorama artistico milanese, è organizzato da Eni con la collaborazione del Comune di Milano e del museo del Louvre al fine di diffondere nel Belpaese la passione per un artista d’Oltralpe misterioso ed affascinante, di cui vengono esposte due splendide opere: “L’Adorazione dei pastori” ed il “San Giuseppe Falegname”.
Si tratta di Georges De La Tour, il “Caravaggio francese” com’è stato soprannominato in virtù della sua peculiare attenzione nell’impiego della luce come strumento di creazione di una poetica artistica chiarificatrice, mediata probabilmente dalla conoscenze dell’olandese Hendrick Terbrugghen, frequentatore all’inizio del XVII secolo degli ambienti artistici romani dove riluceva la stella del pittore italiano.
De La Tour appare come un appassionato plasmatore di un’arte sacra animata da una tensione spirituale sincera ed assiale, pienamente svincolata dalla prigione di un dogmatismo superficiale e non interiorizzato.
Il simbolismo che percorre le sue opere emerge compiutamente grazie all’atmosfera del Natale di Cristo che ne è patria spirituale. Ecco che ne “L’Adorazione dei pastori” la tradizione stilistica franco-fiamminga, unita ad una tematica tipica della pittura bolognese di inizio Seicento, illustra in una sorta di presepe vivente l’epifania del Salvatore. L’agnello raffigurato nel quadro è premonitore della passione di Cristo, così come le fasce e gli occhi chiusi di Gesù bambino prefigurano la sua morte e resurrezione. In un’unica scena De La Tour rappresenta dunque il mistero cristologico, sublimato dalla luce che si irradia dal puer divino.
Anche in “San Giuseppe falegname” la luce assume significato decifratore, illuminando i gesti del carpentiere e rivelando l’affetto intercorso fra il Santo ed il Redentore.
Nella simbologia del dipinto palese è riferimento alla croce, simbolo cattolico soterico, ed all’incarnazione divina, sintetizzata dalla luce emanata dal volto di Cristo.
Una mostra dunque in cui Bello e Divino si congiungono dialetticamente con la finalità di rischiarare, mediante la luce sapientemente impiegata da De La Tour, un Natale sempre più secolarizzato e materialista.

 

Luca Siniscalco


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