Arte

Gersht e Tovborg: campioni dell’arte moderna

staff
17 marzo 2012

Esplosione. Dissoluzione. Caos. Tale triade concettuale, diffusamente utilizzata ed altrettanto ampiamente abusata nella modernità a noi contemporanea, risulta un mirabile strumento di indagine dell’opera di Ori Gersht. La prima personale italiana dell’artista israeliano, aperta al pubblico sino al 4 Aprile 2012 presso la milanese Brand New Gallery, esprime infatti quella tragica e dilacerante tensione che è dramma pervasivo della nostra civiltà.
Ispirato dalle creazioni dei grandi maestri del passato, Ori Gersht traccia una linea di continuità fra la tradizione artistica tesa ad indagare il sublime ed una attuale meditazione sulla vita, la perdita, il destino ed il caos. Tale passaggio è reso possibile dall’impiego della fotografia in stop-motion e del film al rallentatore: due strumenti finalizzati a catturare l’attimo, fermarlo nel tempo e nello spazio per renderne accessibile una limpida percezione. L’artista percorre il tema nichilistico dell’assenza di fondamenti mediante la dissoluzione del sublime, dapprima mostrato nella sua potenza ed in seguito disintegrato.
Geniale a questo scopo è la tecnica impiegata nella serie “Blow up”: i fiori preventivamente congelati vengono distrutti mediante una violenta esplosione; il tutto viene catturato in modo assai vivido attraverso una fotocamera ad alta risoluzione (1/7 500 di secondo). La dicotomia tra caos e serenità, fra pace e violenza viene sintetizzata efficacemente in opere simbolizzanti a livello visivo l’intuizione nietzscheana per cui “Bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante.”
Altrettanto densa di significato è la serie “Chasing Good Fortune”, realizzata in Giappone nel mese di fioritura dei ciliegi. Il simbolismo del fiore, associato in origine al rinnovamento spirituale buddista e connesso successivamente alla militarizzazione del Paese orientale, assurge ad icona di una dualità archetipica, riflessa nel ciliegio dagli albori della civiltà giapponese fino all’atmosfera sinistra e post-atomica riscontrata dall’artista nel suo viaggio ad Hiroshima. Il ciliegio, dunque, come testimone innocente di una tragedia epocale. Il ciliegio come speranza di rinascita, giacché si può sentenziare con Yukio Mishima: “Tra i fiori il ciliegio, tra gli uomini il guerriero.”
Simile forza espressiva si riscontra in “Giverny”, l’esposizone del giovane artista danese Alexander Tovborg che accompagna la mostra di Ori Gersht. Le opere di Tovborg traggono la propria forza da una miscellanea di elementi ricercati, culture straniere, stimoli letterari e spiritualità religiosa. Misticità ed erotismo si coniugano platonicamente in un racconto intenso e colorato, ove i richiami al folklore ed alla tradizione scandinava creano spazi spirituali, suggerendo costantemente il tema religioso.
Due artisti lontani da un punto di vista geografico, culturale, tecnico e tematico; due artisti vicinissimi per sensibilità, potenza simbolica e capacità interpretativa della modernità.

 

Luca Siniscalco


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