Fotografia

Ghiorgos Seferis: alla ricerca della Luce

Alberto Pelucco
30 gennaio 2013

Dicesti molti anni or sono:/ “in fondo, io sono questione di luce”.

Queste poche parole riassumono in modo conciso ma pregnante la poetica di Ghiorgos Seferis, tra i più importanti intellettuali greci del Novecento.
Nato nel 1900 nell’allora greca Smirne, Seferis (pseudonimo di Seferiades), Premio Nobel per la letteratura nel 1963, da sempre coltivò un culto quasi maniacale per la chiarezza, la nitidezza e la concisione, si tratti di un luogo, di una metafora o di un’inquadratura.
La stessa esigenza che lo portò a fare parte della rivista Nea Grammata, tra i più tenaci oppositori della languidezza poetica degli imitatori di Kostas Karyotakis. La stessa esigenza che fece di lui non solo uno dei più dinamici diplomatici del recente passato, ma anche uno dei più interessanti fotografi del secolo scorso, i cui scatti possiamo ammirare oggi alla bellissima mostra allestita alla Sala del Grechetto presso la Biblioteca Sormani di Milano, in collaborazione con la Fondazione Culturale della Banca Nazionale di Grecia e del Consolato Generale di Grecia a Milano.
Un animo inquieto, quello del grande poeta, che soffrì in modo particolare le conseguenze della guerra greco-turca, al punto da incentrare la sua attività poetica su quasi un unico tema: popoli e civiltà in esilio. Da qui la ricerca quasi asfissiante di quella sicurezza che tanto gli era mancata durante uno dei più sanguinosi conflitti della storia dell’uomo. I suoi scatti non a caso ritraggono città in località solitarie (esemplare la Meteora in Siria), persone assorte nei loro più reconditi pensieri, oggetti abbandonati, con cui però il poeta-fotografo non disdegna talvolta di tessere una relazione, quasi una conversazione.

Ogni oggetto, località, persona è sovente immortalata con una nitidezza sfolgorante, che nell’arte italiana abbiamo imparato a conoscere solo dalle tele del Canaletto. Una nitidezza chiamata a rivelare l’immagine inquadrata nella sua totalità, completa di ogni suo più minuto e quasi invisibile particolare (in alcuni dei suoi scatti l’autore soleva cerchiare o contrassegnare a penna il dettaglio che voleva in risalto).
Nè abbellire, né mitizzare il soggetto. Non soggiogarlo a una soffocante ricerca estetica, essendo la chiarezza stessa il suo ornamento estetico più prezioso.
Questa la vera poetica del poeta-fotografo, i cui scatti esposti, inediti e più rappresentativi, estratti di un Archivio di ben 2.500 negativi, rivelano un animo affannato, confortato solo dalla presenza rassicurante di quella macchina fotografica che dal 1920 accompagnò la sua vita fino alla morte, nel 1971.
Un animo dalle varie sfaccettature, che lo stesso Omero -tra le fonti predilette del Seferis poeta- non avrebbe esitato a definire: πολύτροπον (“Multiforme”). Guarda caso l’epiteto attribuito ad un altro “viaggiatore”, questa volta dell’antichità, ma anch’egli alla costante e affannosa ricerca di un posto sicuro nel mondo: Odisseo.

Alberto Pelucco

Con lo sguardo di Ghiorgos Seferis – a cura della Biblioteca Sormani di Milano, in collaborazione con la Fondazione Culturale della Banca Nazionale di Grecia e del Consolato Generale di Grecia a Milano
Dal 17 gennaio al 16 febbraio 2013
Scalone Monumentale della Sala del Grechetto
Via Francesco Sforza, 7 – Milano
Orario: lunedì – sabato dalle 14.00 alle 19.00 domeniche e festivi esclusi.
Ingresso libero

Informazioni
Web www.comune.milano.it/biblioteche
Mail C.BiblioPromozione@comune.milano.it
Tel. 02 88463372


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