Fotografia

Gianni Gardin: la sociologia attraverso l’obiettivo

Alberto Pelucco
31 luglio 2013
© Gianni Berengo Gardin/Contrasto

© Gianni Berengo Gardin/Contrasto

Come lavora un fotografo? Quali sensazioni prova un attimo prima dello scatto?
Queste e molte altre le domande cui darà risposta la mostra “GIANNI BERENGO GARDIN. Storie di un fotografo”, allestita a Milano, a Palazzo Reale. Una rassegna impreziosita da una sezione dedicata alla “Gente di Milano”, intesa come tutti coloro che abitano nel capoluogo meneghino, emarginati compresi. Se negli anni Sessanta – cioè, quando Gardin si trovava nella città di Ambrogio – oggetto d’interesse erano i pazienti dei manicomi, oggi sono gli zingari, abitanti dei campi nomadi.
Un modus operandi nato dalla concezione che il nostro fotoreporter ha della fotografia, intesa come strumento di indagine sociale e non di rappresentazione artistica delle cose e delle persone.

© Gianni Berengo Gardin/Contrasto

© Gianni Berengo Gardin/Contrasto

Negli scatti, uomini, donne e bambini interagiscono con i luoghi dove dimorano, perché sono questi, prima ancora della moda per esempio, a raccontare la loro storia.
Senza il Duomo di Milano, chi avrebbe mai detto che i personaggi raffigurati in uno degli scatti erano milanesi? Quasi tutti, infatti, seguono una delle tendenze più gettonate degli anni Sessanta: capelli lunghi, con riga di lato.
E che dire dell’altra immagine, dove si ritraggono ragazzi che a prima vista sembrano abitare delle case popolari degli anni Settanta?
Quasi una simbiosi tra uomo e ambiente quella che trapela dalle fotografie dell’artista che, anche con la possibilità del colore, continua a lavorare col bianco e nero. Questo per sottolineare come il fotografo, che è in primis un sociologo, debba descrivere la realtà senza pregiudizi, come gli storici, con lo scopo di rendere comprensibile ciò che non lo è. Ecco dunque che la fotografia si fa testimonianza, diventa una sorta di macchina del tempo, per raccontarci quello che è il nostro passato.

© Gianni Berengo Gardin/Contrasto

© Gianni Berengo Gardin/Contrasto

Ciò naturalmente non significa che il fotografo debba restare insensibile dinanzi ai modelli ritratti. Quanti storici moderni, magari vantando la propria obiettività, hanno condannato re, dittatori, legislatori del passato? Proprio qui infatti sta l’innovazione del lavoro di Gardin: egli guarda negli occhi i suoi modelli, scatta e imprime sulla pellicola anche le loro sensazioni, in modo da toccare emotivamente anche l’osservatore. Perché Gardin è stato tra i pochi a capire che la storia e la società sono fatte dai sentimenti degli uomini, prima ancora che dalle loro opere, perché sono gli uni a ispirare le altre e a dare loro forma. Come su una pellicola.

Alberto Pelucco

GIANNI BERENGO GARDIN. Storie di un fotografo
14 giugno – 8 settembre 2013
Palazzo Reale, Piazza del Duomo, 12 – Milano
Web: www.mostraberengogardin.itwww.comune.milano.it/palazzoreale
Tel.: 02 54917

Orari:
Lunedì: 14.30 – 19.30;
martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 9.30 – 19.30;
giovedì e sabato:  9.30 – 22.30

Biglietti:
Intero: € 8,00
Ridotto: € 6,50
Ridotto speciale: € 4,00


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