Musica

Gilda Gelati prima ballerina del Teatro alla Scala, una nuova stagione

Emanuela Beretta
28 gennaio 2014

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Nata a Parma, Gilda Gelati dal 1978 frequenta la Scuola di Ballo del Teatro alla Scala ed entra a far parte del Corpo di Ballo del Teatro. Nel 1992 danza in “Romeo e Giulietta” di John Cranko, in seguito giungono “Lo Schiaccianoci”, “La Bella addormentata” e “Cenerentola” di Rudolf Nurejev, “Manon” di Kenneth MacMillan, “La Sylphide” di Peter Schaufuss e Pierre Lacotte, “Petrushka, Le spectre de la rose” di Michail Fokine, “Il pipistrello” di Roland Petit, “Onegin” di Cranko e in “Sogno di una notte di mezza estate” di George Balanchine.
Nel 2001 l’étoile e coreografa Sylvie Guillem la sceglie per la sua “Giselle” e, nello stesso anno, viene nominata prima ballerina. L’anno seguente danza “Excelsior”, all’Opera di Parigi e “Romeo e Giulietta” al teatro Bolshoi di Mosca. Nel 2013 ha lasciato il Teatro alla Scala.

Come si è avvicinata alla danza?
La danza è la passione della mia vita.
Già da bambina volevo fare la ballerina. Ballavo per puro piacere, i miei genitori erano appassionati di lirica, teatro, musica. Mia mamma ha studiato al conservatorio, ma nessuno nella mia famiglia danzava.
Alla danza sono arrivata per caso. Ero piuttosto gracile, così mia madre decise di farmi fare dello sport. Mi iscrisse ad una scuola di danza, ritenevano che avessi delle doti e in seguito sono approdata alla Scuola di Ballo della Scala.

Qual è stato il partner con cui è entrata maggiormente in sintonia?
Ho avuto la fortuna di lavorare con i migliori
: Roberto Bolle, Alessandro Grillo, Mick Zeni, Massimo Murru, Massimilano Guerra e Leonid Sarafanov. Il mio primo partner in un ruolo importante fu Marco Pierin, che mi ha aiutata a sviluppare quella tecnica e quella qualità che un ballerino deve possedere.

Qual è il suo balletto preferito?
In genere, mi sono sempre piaciuti i ruoli romantici, ma quello che preferisco è assolutamente il personaggio di Tatiana in “Onegin”, perché è molto vicino al mio carattere. Poi “Romeo e Giulietta” e “Manon” anche se, per affrontare questi ruoli dove viene richiesta una drammaticità tragica giacché il tema della morte è ricorrente, ho dovuto forzare la mia espressività per rendere più credibile il personaggio.

Ha ballato in tutti i Paesi del mondo. Il pubblico è differente?
Il pubblico rispecchia le tradizioni del Paese, i suoi usi, i costumi, la sua educazione.
In Russia è molto caloroso, competente, affettuoso. In Cina, nel 2006, il pubblico era più distratto:  la danza non è vicina alla sua cultura e ciò spinge ad agire di conseguenza.
Amo molto il pubblico italiano. Ma il ricordo più bello risale a quando abbiamo interpretato il “Romeo e Giulietta” al teatro Bolshoi di Mosca. C’era un’atmosfera emotiva particolare, c’erano i miei genitori, il vecchio sipario con la falce e martello, che io avevo visto in televisione da bambina. Era un’emozione grande pensare che tante grandi ballerine avevano danzato su quel palco dove io mi esibivo.

Qual è il teatro che ha maggiormente nel cuore?
Senza dubbio la Scala, ma ce ne sono tanti altri. Ho ballato molto volentieri al Teatro Regio di Parma, la città dove sono nata, e al Bolshoi. Del Messico ricordo la folla immensa e della Grecia rammento nel 2003, in occasione dei Giochi Olimpici al Teatro di Erode Attico ad Atene, l’Acropoli illuminata in estate, una vera magia…

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Qual è il balletto che non ha danzato e avrebbe voluto danzare?
Direi la “Signora delle Camelie” di Neumeier. Un personaggio intenso che mi sarebbe piaciuto molto poter interpretare.

C’è un balletto che le ha dato maggiori soddisfazioni?
Tutti i balletti mi hanno fatto crescere, perché ogni balletto infonde sicurezza e più lo balli più cresci. “Sogno di una notte di mezza estate” è lo spettacolo che ho eseguito maggiormente e di conseguenza è quello che più mi ha insegnato, sul piano della sicurezza tecnica e dell’interpretazione. Questo  discorso  vale anche per “Sylphide” o “Romeo e Giulietta”, il primo che ho eseguito. Quest’ultimo mi ha consentito di entrare nel mondo degli interpreti e diventare prima ballerina.

Come si prepara la fase attoriale di un balletto?
L’interpretazione è una dote naturale
, ma serve comunque qualcuno che ti aiuti ad interpretare ed esternare i tuoi sentimenti, per trasmettere le tue sensazioni al pubblico e rendere il personaggio più credibile. Io ho avuto la fortuna di lavorare con il maestro Streiner, persona seria e precisa. Nel “Romeo e Giulietta” mi ha insegnato persino come camminare e come muovermi, per trasmettere tutte quelle emozioni che il personaggio richiede.

Cosa significa diventare prima ballerina?
Io non sono ambiziosa. Il mio sogno non è mai stato quello di diventare prima ballerina, ma di ballare certi ruoli. Diventare prima ballerina dà molta sicurezza, ma richiede più responsabilità, perché è il ruolo principale, quello intorno al quale ruota tutto lo spettacolo.

Qual è il rapporto tra la prima ballerina e gli altri ballerini?
Quando entrai nel Corpo di Ballo, c’era una rigida gerarchia. Dovevi fare la gavetta, rispettare il tuo ruolo. Mai metterti in prima fila. Oggi invece il Corpo di Ballo è gestito come il Coro. La gerarchia è quasi inesistente. I primi ballerini sono pochissimi, i solisti utilizzati raramente. È giusto che i giovani abbiano la possibilità di entrare presto in scena, ma comunque sono necessari dei modelli di riferimento, altrimenti rischiano di bruciarsi. Secondo me ci vogliono almeno 2-3 anni prima di poter accedere a certi ruoli e personaggi.

Quale coreografo ha influito maggiormente su di lei?
Sono stati tanti. Balanchine ha modificato il mio modo di muovermi, così come CrankoMacMillan e Lacotte. Ciascuno mi ha insegnato un modo diverso di ballare. Importantissimi sono stati anche Mats Ek e Alvin Ailey, con cui ho ricoperto il mio primo ruolo da solista.

Che cosa le ha dato la danza? Quali sono i suoi progetti per il futuro?
Gioie e dolori
. Mi ha dato tutto. Ho lasciato la Scala con rimpianto, ma soddisfatta e appagata per i risultati e le soddisfazioni che ho conquistato. Ho fatto quello che volevo fare e che dovevo fare. Quanto al futuro, ancora non ho deciso cosa farò. Oggi continuo a ballare, ma ho diversi progetti. Probabilmente lavorerò in un ambito più teatrale e ho scoperto che mi piace insegnare.

Un suggerimento per chi volesse affrontare la carriera di ballerina.
Per prima cosa è richiesta molta disciplina, molta umiltà, determinazione, tanto studio e molto impegno. La danza è fatica, ma infonde anche tanta, tantissima gioia.

Intervista a cura di Emanuela Beretta


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