Cinema

Giovani, elegantissimi e ladri. Aspettando “Bling Ring” di Sofia Coppola

staff
19 luglio 2013

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Immaginate un gruppo di adolescenti festaioli, fashion victim e ossessionati dalle celebrità, che un po’ per gioco, per svago o per noia iniziano a mettere a segno una serie di rapine nelle ville delle loro star hollywoodiane preferite. Potrebbe sembrare l’ennesima fantasia pessimista contro la società dei consumi, e invece parliamo di un puro fatto di cronaca.

È la storia della famigerata banda Bling Ring, che dopo aver attratto l’attenzione di notiziari a giornali – tra gli altri Vanity Fair, su cui Nancy Jo Sales ha pubblicato il suo articolo I sospetti indossavano Louboutin –  diventa un film diretto da Sofia Coppola, nelle sale italiane dal 26 settembre.

Sullo schermo l’incredibile vicenda dei ladri teenager che dall’ottobre 2008 all’agosto 2009 portarono a termine furti per un totale di quasi 3 milioni di dollari in vestiti e beni di lusso. Tra le vittime – nella finzione quanto nella realtà – Orlando Bloom, Lindsay Lohan e una derubatissima Paris Hilton che non solo compare nel film, ma ha anche messo casa sua a disposizione delle riprese.

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Minimale come in tutti i lavori della regista, la sceneggiatura di Bling Ring si regge sugli articoli di cronaca, su incontri con i veri protagonisti, persino su maratone televisive di fronte a Pretty Wild, il reality show che ha ospitato alcune delle ragazze della banda. I giovani e brillanti attori, dalla già ammiratissima Emma Watson ai meno conosciuti Taissa Farmiga e Israel Broussard, fino alle esordienti Claire Julien e Katie Chang, si sono poi fatti in quattro per capire a fondo i rispettivi personaggi, senza togliere il loro tocco personale.

Lo stesso si può dire della regista: da sempre grande narratrice dell’adolescenza e delle sue contraddizioni, la Coppola non ha voluto fornire tanto una denuncia quanto un ritratto senza ombra di giudizio.

E confessa che, più che un racconto morale, il suo Bling Ring è un monito, che svela “come la cultura dominante riesca ad influenzare dei ragazzi ai quali le famiglie non hanno trasmesso dei valori forti in cui credere”.

Maria Stella Gariboldi


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