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Interviste

Giovanna Castiglioni

staff
18 giugno 2010


Abbiamo incontrato Giovanna Castiglioni in un pomeriggio di Giugno mentre era dedita, come sempre a lavorare nello Studio Museo Achille Castiglioni, aperto al pubblico dal 2006 in seguito alla scomparsa del padre Achille Castiglioni avvenuta nel 2002
Come e quando ha deciso di portare avanti questo progetto e come si rapporta oggi considerata la situazione di crisi economica?
Facciamo un passo indietro: lo Studio di Piazza Castello 27 è nato, come studio professionale, nel 1962 per volere dei due fratelli Achille e Pier Giacomo Castiglioni.
Sfortunatamente nel 1968 Pier Giacomo è mancato e Achille ha proseguito da solo e con altri collaboratori, il suo lavoro di progettazione fino alla sua morte nel dicembre 2002. Dal 2002 al 2005 la famiglia di Achille Castiglioni ha finanziato ed iniziato un lavoro di archivio e conservazione dell’immenso patrimonio conservato nello Studio.
Dall’ottobre 2005, per 5 anni, la Triennale di Milano ha aiutato economicamente e supportato scientificamente gli eredi di Achille Castiglioni nella costituzione dello Studio Museo Achille Castiglioni. Lo sforzo congiunto della Triennale di Milano con la famiglia ha consentito di mantenere così vivo e aperto al pubblico un luogo della memoria del design italiano.
Il progetto è ambizioso ed è tutt’ora in atto perché si sta catalogando, ordinando, archiviando e digitalizzando tutti i materiali conservati nel Museo. Tra questi vi sono: i progetti, i disegni, le foto, i modelli, i film, le conferenze, gli oggetti, i libri, le riviste e molto altro. Questo lavoro viene gestito dalle due collaboratrici storiche dello Studio che hanno lavorato a stretto contatto con Achille Castiglioni per più di 25 anni: Dianella Gobbato e Antonella Gornati. Queste due figure, così come mia madre Irma ed io, siamo il cuore pulsante dello Studio, perché con passione, giornalmente, stiamo portando avanti un’attività museale unica nel suo genere.
Lo Studio Museo è aperto al pubblico e ci adoperiamo per fare visite guidate ad hoc, di un’ora, per i visitatori interessati. Dal martedì al sabato, dalle ore 10 alle ore 13, vengono mostrate le 4 stanze dello studio: la stanza dove sono conservati i prototipi e i modellini, la stanza adibita ai tecnigrafi e a varie curiosità, la stanza dove si possono vedere gli oggetti anonimi che Achille Castiglioni ha raccolto durante la sua vita e che portava a lezione al Politecnico di Torino prima e di Milano dopo, per parlare attraverso essi dei temi importanti sul design ed infine la sala delle riunioni dove sono raccolti oggetti di design che abbracciano un ampio arco di tempo. Abbiamo deciso di gestire le visite guidate in modo molto particolare, ma di questo non voglio anticipare nulla, vi consiglio si provare direttamente l’esperienza. Vi posso solo dire che questa attività sta diventando molto impegnativa e di rilevante importanza perché permette di condividere il modo di pensare, insegnare e lavorare di Achille Castiglioni; basti pensare che in 5 anni abbiamo ricevuto più di 20.000 visitatori da tutto il mondo.
Ho dovuto fare questo preambolo perché non è esaustivo spiegare in poche parole quanto è contenuto in Studio. Purtroppo a causa di questo periodo storico dove i fondi per la cultura stentano ad arrivare anche alle più grandi Istituzioni il contratto con la Triennale di Milano non è stato rinnovato. Noi eredi di Achille Castiglioni stiamo dunque decidendo come continuare il lavoro di archiviazione e di conservazione di un patrimonio culturale legato al nome di Achille Castiglioni. Per ora l’idea è di costituire una Fondazione Achille Castiglioni che ci permetta di promuovere questa complessa attività culturale e nello stesso tempo restare nel luogo dove Achille ha lavorato per più di quarant’anni . Quello che vi posso dire, vista la ben nota situazione economica italiana, è che in questo paese, non è semplice trovare sponsor che credano in questo nostro progetto. Posso poi aggiungere, visto l’enorme successo riscosso dallo Studio al di fuori dei confini italiani, in modo un po’ polemico e fuori dai denti, che all’estero si troverebbe subito una soluzione per finanziare un luogo unico come questo Studio! Sono tuttavia una persona ottimista e quindi sono sicura che riusciremo a trovare una soluzione e troveremo chi ha voglia di farci continuare a condividere questa “cultura” con i giovani e non solo.

Oggi il design sta diventando molto settoriale: moda, grafica, interni. Negli anni passati abbiamo assistito invece ad artisti del mestiere che operavano in tutti gli ambiti. Cosa ne pensa di questo cambiamento?
Si dovrebbe tornare indietro un po’ come fa la moda: oggi vanno di moda le scarpe con la punta tonda che fino a ieri non si usavano più. Sarebbe importante riscoprire, oggi, un modo di progettare più incentrato sulla sperimentazione e sulla modellistica, che è scaduta da quando si è imposto il computer con i programmi di renderizzazione e 3D. Secondo me il ritorno alla manualità porterebbe i giovani a sperimentare ed imparare dagli errori fatti con le proprie mani. Se pensate la città di Milano è sempre stato un luogo dove si faceva “ con le mani”. Oggi si diventa magari un “drago” in yacht design, ma non si conosce Le Corbusier e cosa ha progettato perché si è troppo specifici solo in un settore.
Gli oggetti finisco per durare un anno: l’anno prossimo l’orologio in plastica “too late” sarà considerato too late!

Come state vivendo la crisi economica mondiale in cui ci troviamo ora?
I periodi di crisi sono sempre positivi secondo me: si ha la possibilità di resettare tutto e si può riiniziare da capo. Se veramente una crisi deve essere CRISI allora deve essere tale perché per rialzarsi serve progettare da capo e di nuovo. Tavoli e sedie sono già state progettati! Forse conviene rivolgersi ad un design fatto veramente dai giovani che possano sperimentare su materiali innovativi che siano destinati al rispetto dell’ambiente e durevoli nel tempo. Purtroppo in tali situazioni di crisi, cultura, ricerca e università vengono fortemente penalizzare. Per quanto mi riguarda sono positiva e spero si risolva tutto per il meglio. Devo ammetterlo però: sono preoccupata per i giovani. Siete tanti e c’è molta competitività: non c’è quella collaborazione che c’era tra Sottsass e Zanuso, fra Magistretti e Castiglioni etc… Credo che a voi giovani manchi anche il tempo di fermarsi un attimo e ammirare o discutere del lavoro svolto. Forse voi con questo blog, che in breve tempo è diventato sito, siete un ottimo esempio di collaborazione tra voi e site di ispirazione per i giovani dopo di voi e per chi vi segue!
Vi cito una frase di papà: “Se non siete curiosi, lasciate perdere”. Se sei curioso e ti interessano gli altri e ti fai molte domande sei già a buon punto. E come diceva sempre papà se “Sbagli fai giusto” (ovviamente senza perseverare) cercando di trovare sempre soluzioni nuove. L’importante è provare e riprovare tante volte e non stare qui a lamentarsi e basta. Purtroppo sono finiti i tempi dove le aziende pagavano la ricerca. La Flos non sarebbe la Flos senza Starck, Castiglioni e gli altri, così come Starck e Castiglioni non sarebbero diventati quello che sono senza la Flos. Forse oggi i giovani dovrebbero puntare sulle piccole aziende sperando che le queste possano crescere con voi e grazie a voi.

Come vede Milano rispetto all’Italia e all’estero?
Per rispondere a questa domanda, basta vedere durante il Salone del Mobile quanto Milano diventi meravigliosa: stranieri, gente che ha voglia di fare e di vedere e scoprire posti nuovi. Milano ricomincia a diventare un punto nevralgico. Prima con la Brianza era un centro economico e artigianale e grazie a questo oggi Milano è ancora uno dei punti di riferimento internazionale per il design italiano. Molti stranieri visitano lo studio durante il Salone del Mobile. Molti di loro mi dicono che il design italiano rimane sempre un grande mito e citano ad esempio i film di 007 o quelli con Barbara Streisand in cui è presente la lampada Arco…tutti conoscono l’oggetto magari senza sapere che è stata progettata dai fratelli Castiglioni. Ora invece molti conoscono bene l’azienda e il nome del progettista. Così questi progettisti sono passati dall’essere “persone” a “personaggi”. Una volta non si progettava una lampada perché dovesse andare al MOMA di New York. Doveva essere un buon progetto per tutti.

Quali sono i progetti per il futuro?
Nonostante sia scaduto il contratto con la Triennale di Milano come vi dicevo vorremmo continuare a portare avanti il lavoro iniziato in questi anni. Ci tengo a ricordare che mia madre ha lottato non poco per tenere aperto lo Studio così come lo potete vedere. Da quando è stato aperto questo luogo è stato subito considerato un Museo atipico. Intendo dire che qui da noi, è possibile toccare gli oggetti e partecipare alla vita dello Studio. Ogni visita guidata è unica e i visitatori sono i protagonisti. Io sono la guida di questo museo e al posto di avere l’audio-guida c’è la “Giovanna-guida”. Per me qui è come aprire la porta di casa, sento suonare il campanello e vado ad aprire. Per questo ci tengo che questo Studio vada avanti ancora con il suo lavoro di ricerca e condivisione di una cultura passata, sempre attuale ed utile per il futuro. Ovviamente ci sono molti modi per far vivere lo Studio Museo Achille Castiglioni. Con la Triennale e il Politecnico di Milano abbiamo ricreato lo studio prima a Milano e poi a Tokyo con una mostra temporanea; penso sia stata un’ottima occasione per dare spazio ai giovani che hanno lavorato a questo progetto anche se è difficile ricreare la stessa atmosfera che si respira in Piazza Castello 27 a Milano. In agosto 2010 sono stata invitata a fare un ciclo di conferenze in Australia facendo una sorta di visita virtuale guidata attraverso gli oggetti di Castiglioni presenti in Studio. È stato fantastico, ho avuto una risposta incredibile da parte di studenti e esperti del settore. Sono un’ottimista cronica e spero che le cose possano continuare così ancora per molto tempo,
coinvolgendo i giovani a partecipare ai nostri progetti “Alla Castiglioni”.

Intervista curata da Alberto Mora e Leonora Cassata
Photo credits: Hugh Findletar