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Arte

Giovanni Bellini: “L’ebbrezza di Noè” torna a Venezia

Rita Cotilli
16 aprile 2016
L’ebbrezza di Noè, Giovanni Bellini, 1515 ca.

L’ebbrezza di Noè, Giovanni Bellini, 1515 ca.

Molto vecchio, ma ancora il miglior pittore di tutti. Con queste parole Albrecht Dürer si riferiva nel 1506 all’ormai anziano Giovanni Bellini, capace di realizzare ancora opere  mirabili come “L’ebbrezza di Noè”, in mostra al Museo Correr  fino al 18 giugno.
L’evento si inserisce nell’ambito del progetto “Un capolavoro per Venezia” che si impegna a valorizzare il periodo di massimo splendore dell’arte veneziana, compreso tra  il XV il XIX secolo, attraverso il genio dei suoi migliori interpreti. In concomitanza con il cinquecentenario della morte, la città ha deciso di dedicare alla figura del Giambellino una serie di iniziative che coinvolgono – oltre alla Fondazione Musei Civici di Venezia – tutte le principali istituzioni, per rendere omaggio al massimo esponente della pittura lagunare del Rinascimento.
L’esposizione, allestita nella Sala delle Quattro Porte, è stata curata da Pierre Rosenberg, in collaborazione con l’Alliance Francaise e grazie al contributo del Musée des Beaux-Arts et d’Archéologie di Besançon, dove l’opera è custodita dal 1895, in seguito alla donazione di Jean Gigoux che l’aveva scoperta e acquistata. La paternità della tela è stata oggetto di una diatriba durata secoli, terminata nel corso del ‘900 con la definitiva attribuzione  agli ultimi anni di vita del pittore veneziano (1515).

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Si tratta di uno dei lavori più controversi dell’artista, sia dal punto di vista stilistico che per il tema trattato. Nel tentativo di superare i canoni della pittura del ‘400, sperimenta soluzioni nuove, come l’assenza del disegno preparatorio, che lo avvicinano all’allievo Giorgione. Sceglie, inoltre, di dipingere un episodio biblico, estraneo alla sua tradizione figurativa. La scena si riferisce al passo della Genesi in cui Noè, ebbro per il troppo vino, viene trovato nudo e dormiente dal figlio Cam che per questo lo deride, mentre i fratelli cercano di coprirne le nudità. Al gesto irrispettoso seguirà la maledizione paterna, vista come l’inizio della restaurazione delle antiche disuguaglianze tra gli uomini dopo il diluvio universale.
Un’intensa carica psicologica caratterizza i protagonisti, rendendo lo spettatore partecipe della vicenda. L’empatia che si crea testimonia la rivoluzione realizzata da Bellini su questa tela, definita dal critico Roberto Longhi come la prima opera della pittura moderna.

Un capolavoro per Venezia. L’ebbrezza di Noè
5 marzo /18 giugno 2016
Museo Correr, Sala delle Quattro Porte
Orari: tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00


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