Interviste

Giovanni Raspini, lavorazione “antica” ed eccellenza contemporanea

Enrica Governi
8 dicembre 2012

Lavorare l’argento con un procedimento  “d’altri tempi”, ma sempre con un occhio attento alla contemporaneità mirata all’eccellenza, è una continua ed allettante “sfida”.
Lo sa bene Giovanni Raspini, che nel 1985, lasciata la facoltà di architettura, prosegue l’attività di famiglia, ed entra nell’azienda paterna, diventando nel 1993 il socio di maggioranza.
Oggi è  Presidente di un’impresa di successo, la “Giovanni Raspini”, che conta 50 dipendenti con sede a  Pieve al Toppo, cittadina fra Arezzo e Siena, dove  si realizzano manufatti in argento 925 con la tecnica della microfusione a cera persa.
L’abbiamo intervistato per Luuk Magazine.

Dottor Raspini, qual è stato il significato dell’ evento “Fantastik” andato in onda a Milano di recente,  e proprio all’ interno di una sala nell’Accademia di Brera? E’ un voler avvicinare il prodotto argento al mondo della moda, visto che Milano ne è l’indiscussa capitale?
“Sì, siamo molto soddisfatti, e contenti di essere stati presenti in quella che è la capitale “vocata” alla moda, agli affari, all’arte, insomma di avere esposto i nostri prodotti in un luogo così “alto”, così “evocativo”,  e pieno di fascino come è Brera, dove sono stati presenti grandi artisti come Mantegna,  Caravaggio, Pietro da Cortona”

I suoi  prodotti sono appartenenti al mondo del lusso. Quanto è importante il “Made in Italy” nel suo lavoro?
“E’ fondamentale, perché tutto quello che facciamo è un “Made in Italy”. Devo dire che noi non produciamo in quantitativi tali da farci venire in mente di dover delocalizzare, non ci siamo mai posti il problema se le cose che facciamo potessero essere progettate in Italia e realizzate in India o in Cina: al di là di tutto, penso che se un artigiano cinese è bravo, o anche un indiano, abbia pari dignità di un italiano: è ovvio che, nascere e nutrirsi di determinate esperienze all’interno di un certo tessuto artigianale industriale locale, è facile che porti dei risultati che si identifichino con l’ eccellenza.
Il “Made in Italy” ha un valore non per una questione di primogenitura o di principio, o di qualcosa di astratto, ma perché accade che qui da noi ci sia tutto un insieme di legami e di esperienze, che portano ad un raggiungimento di certi livelli di eccellenza. Ma da solo non basta però”.

Signor Raspini, il suo “core business”, è l’argenteria, e tutti i suoi prodotti sono fortemente connotati, grazie alla sua creatività: all’interno delle sue boutique si vendono oggetti per la casa, e poi anche charms, bracciali, collane, gioielli in argento e monili d’oro. Da cosa è stato indotto, ad un certo punto, a creare collezioni in oro?
“L’abbiamo fatto per vanità, ma lo devo ammettere, non sempre le cose vanno come ci si aspetta. Io ho pensato di potere essere bravo nell’oro come siamo stati bravi nell’argento, e questo non è accaduto, anche se ho fatto dei prodotti che sono piaciuti per carità!
L’argento nella sua monocromia, è solo luci ed ombre, solo bianco e nero, e con dei processi di brunitura si riesce ad esaltarne la luminosità ed in qualche modo il senso di una terza dimensione, della profondità: con l’oro, invece, non ci si riesce. L’oro è valorizzato ed esaltato, a mio parere, solo con le pietre preziose, ed io con quelle non ho dimestichezza, noi non siamo dei gioiellieri, e poi, qui ad Arezzo, non ci sono artigiani sufficientemente bravi in questo campo”.

E ancora, a chi o cosa si ispira quando crea? Le sue creazioni si riferiscono molto alla natura, e agli animali che la popolano, specialmente gli argenti. Da cosa le deriva questa passione?
“Fondamentalmente io prendo quello che c’è di scultoreo, in genere la loro pelle, la texture. Per esempio la pelle del coccodrillo, del pitone, e la riproduco, perché l’argento si presta a queste lavorazioni”.

Ci dica cosa è “Bronzobianco”?
“E’ nato dalla necessità di dare una risposta valida all’aumento vertiginoso del prezzo dell’argento, che oggi costa 850 euro al chilo.
Siamo stati costretti a pensare ad un’alternativa, ed è così che è nato “Bronzobianco”, brevettato e fatto da noi, che è una lega molto luminosa   di rame, zinco, stagno, nichel, ed appartiene alla famiglia delle alpache”.

Ad oggi sono tre i negozi Giovanni Raspini monomarca: dopo Roma e Milano, è stato aperto il terzo punto vendita ad Arezzo, la sua città. Ne prevede altre, magari all’estero?
“Abbiamo inaugurato di recente un negozio a Foligno, e ne apriremo un altro a breve, a Napoli. E poi c’è in programma di aprire 10/12 boutique in franchising nel 2013”

I vostri prodotti sono venduti anche all’estero?
“Distribuiamo in Germania, e in Spagna”.

Fatturato 2012? Progetti futuri?
“Chiudiamo il 2012 con 8 milioni e mezzo, e le previsioni per il 2013, sono nove milioni di fatturato”.

 

Intervista esclusiva di Enrica Governi


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