Cinema

Gli anni d’oro del cinema visti dai Coen

Giorgio Raulli
10 marzo 2016

1

Nella Hollywood degli anni ’50 Eddie Mannix (Josh Brolin) è un fixer, cioè una persona fondamentale che si occupa di qualunque intoppo e problema possa sorgere negli studios della Capital Pictures, in particolare deve evitare che gli scandali delle star dei vari film vengano fuori. Ave Cesare! è una grossa produzione degli Studios, ma l’attore protagonista Baird Whitlock (George Clooney) è stato rapito nel bel mezzo delle riprese da un gruppo di sceneggiatori comunisti; in tutto questo, Mannix deve anche convincere il regista Laurentz (Ralph Fiennes) a restare nella lavorazione di un film di spessore, nonostante sia in attrito con l’attore Hobie Doyle (Alden Ehrenreich), star del western che si sta dimostrando inadatto al ruolo. A dargli problemi sono anche la diva DeeAnna Moran (Scarlett Johansson), incinta ma senza un partner, e la star del musical Burt Gurney (Channing Tatum), che nasconde qualcosa.

9

Joel ed Ethan Coen stavolta hanno scelto di andare a pescare idee e situazioni da un mondo che conoscono alla perfezione: il cinema. Ave, Cesare! non è altro che un compendio di ciò che rende l’industria produttiva hollywoodiana la macchina sfarzosa e anche un po’ ipocrita che è, sebbene i due registi qui esasperino stereotipi e contraddizioni per raccontare un circo quasi felliniano a cavallo tra realtà e finzione.

8

Tutto sommato la pellicola è un omaggio, ma ancor di più una critica, alle attrazioni del cinema, un luogo dove la parola chiave è “compromesso”: i fratelli Coen hanno conferito a questo film numerosi significati, ma il ritmo discontinuo, come anche il sezionamento della narrazione in momenti più o meno a se stanti, lascia un po’ interdetti; Ave Cesare! rischia di confondere lo spettatore e di non concentrare l’attenzione davvero su un tema preciso.

5

Sovrappopolato di personaggi, tutti affascinanti a loro modo (merito bel buon cast, in cui c’è anche una “doppia” Tilda Swinton), nessuno riesce a spiccare sugli altri, mentre le storie che si intrecciano ci raccontano qualcosa di già visto, a meno che non si sia completamente digiuni di conoscenze sulle modalità produttive della Settima Arte. Ma forse era proprio questo l’intento dei fratelli Coen: mostrare con satira e amarezza le ipocrisie di una macchina delle attrazioni, fatta di pupazzi e di uomini perennemente a metà tra i propri valori e l’inesorabile diktact del the show must go on.

3

Ave, Cesare! lascia indecisi, perché tra momenti memorabili e altri meno, tra sferzate alla religione e alla politica, a idealismi e ipocrisie della società in generale, allo spettatore sembra di essere di fronte ad un calderone di buone idee, una minestra che forse sarà più buona al secondo o terzo assaggio. La messa in scena poi lascia affascinati, se non altro per accuratezza di costumi e ambientazioni, e soprattutto per l’utilizzo di più stili narrativi mutuati dai generi raccontati, saltando dalla commedia al noir, dal musical al western. Anche la regia dei Coen dunque si trasforma e si confonde nelle trame quasi oniriche e grottesche del film.
Ave, Cesare! è nelle sale italiane dal 10 marzo.


Potrebbe interessarti anche