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Gli argonauti erano nel posto giusto: la Georgia

Claudia Alongi
8 gennaio 2013

Il vello d’oro magari non c’è, ma se siete alla ricerca di un luogo sconosciuto al turismo di massa, incontaminato, sbalorditivo e pervaso dal mito, la Georgia è il posto che fa per voi.

Un sublime ed enigmatico perno tra Oriente e Occidente, “intrappolato” tra le due catene del grande e piccolo Caucaso e i mari Nero e Caspio.
E anche se geograficamente è parte del continente asiatico, la Georgia ha un profondo legame storico e culturale con l’Europa.
Pensate che i “primi turisti europei” a raggiungerla furono Giasone e gli argonauti che, secondo la leggenda, sbarcarono in Colchide (l’odierna Georgia occidentale) per rubare il vello.
Proprio in questo territorio, sono stati ritrovati anche i resti di quello che è considerato il primo abitante caucasico della storia: l’Homo di Dmanisi o Georgicus.

Il paese cela molti tesori nascosti oltre a un raro patrimonio naturale, architettonico e archeologico. Tra questi, l’impressionante Grotta di Krubera Voronja, l’abisso più profondo al mondo e il Parco Nazionale di Sataplia a Kutaisi, la cui montagna è nota per la presenza di tracce dei passi di animali preistorici.

Imperdibile la capitale, Tbilisi, il cui suggestivo centro storico, dai tetti rossi e i vicoli labirintici, custodisce il monastero di Jvari e la cattedrale di Svetitskhoveli, entrambi riconosciuti come patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

V’interessa Stalin? Allora di sicuro passerete per Gori, la città che gli ha dato i natali e dove si trova la sua unica statua al mondo ancora in piedi.

Nemmeno gli appassionati di trekking e alpinismo resteranno indenni al fascinoso richiamo della Georgia che offre una vasta selezione di percorsi di prim’ordine, tra maestose e spettacolari vette rocciose, ghiacciai e villaggi dal sapore quasi medievale in cui scoprire torri magnificamente affrescate.

Tra i buoni motivi per fare una visita in Georgia ce n’è uno molto particolare: pare proprio che qui venne fatto per la prima volta il vino. Persino Omero in alcuni passi dell’Odissea narra dei vini profumati e frizzantini della Colchide.

E se lo dice lui… a noi non resta che dire “cin-cin”.

Claudia Alongi


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