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Gli assi nella manica di Renzi: “O si fa come dico io o finish!”

Davide Alessandro Giannattasio Fanigliulo
16 dicembre 2013

PD: RENZI, C'E UNA SINISTRA OSSESSIONATA DA DENARO

Questa frase, pronunciata dopo la vittoria alle primarie, è quella che più caratterizza la sua personalità e che riassume la sua vita politica in una sola riga. Sempre di più Matteo Renzi, “l’homo novus” della scena politica italiana, spinge sul governo Letta affinché si faccia realmente il bene del Paese, minacciando altrimenti di mandare tutti a casa.

Con una personalità spregiudicata ed autoritaria, il nuovo segretario del Partito Democratico fa capire alla (ormai) ex classe dirigente  che le cose devono cambiare ad ogni costo. Non lo si può di certo biasimare, visto che il suo stesso partito ha fatto di tutto negli ultimi mesi per cercare di boicottarlo.  Come? Semplice, cercando di diminuire l’affluenza al voto, dimezzando il numero di gazebi del partito – facendoli passare dai 8820 delle primarie 2012 ai 4.500 degli attuali. Ma ora che “Berluschino”, come lo chiama  Piero Pelù, è il Leader del più grande partito esponente della sinistra italiana, è deciso a cambiare le cose per davvero. Niente più sotterfugi o divisioni, niente più inciuci o incoerenti proposte parlamentari: “o si fa come dico io o finish”!

Il cambiamento è alle porte e il 2014 potrebbe rivelarsi l’“anno Zero” per il Partito Democratico. Il sindaco di Firenze è infatti intenzionato a stravolgere la classe dirigente, o quanto meno ringiovanirla, ma soprattutto a cambiare il modo in cui il suo partito si approccia agli elettori. Da ora in poi il partito non punterà più solo ad un elettorato di “nicchia”, coeso più che altro dal terrore di Berlusconi e del suo entourage; ora che di alternative al Berlusconismo ne esistono ben due(il centro di Monti e il M5S), puntare su questo per vincere le elezioni appare alquanto sciocco. Ecco perché il partito di Renzi si appresta a voler diventare quello che Otto Kirchheimer definiva il “partito pigliatutto”,ossia un partito che punta ad afferrare il maggior numero di voti da tutti gli schieramenti esistenti e dunque non solo di una determinata classe sociale o ideologia politica.

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In realtà ogni elettore di sinistra potrebbe far notare che sono anni che il PD dice di voler cambiare e riformarsi ma, chissà come mai, nessuno riesce mai a cogliere questi cambiamenti. E allora cosa c’è di diverso  tra Renzi e i vecchi segretari come Veltroni, Bersani ed Epifani?

Innanzitutto il carisma. Se qualcuno vi chiedesse quale leader nella storia della sinistra italiana sia stato realmente carismarico probabilmente iniziereste a scavare nella vostra memoria alla ricerca di politici che han governato prima del 1990, con il “piccolo” problema che prima della seconda repubblica non esisteva il bipolarismo a cui siamo abituati. Il sindaco di Firenze, invece, di carisma ne ha da vendere e inoltre è colui che più di tutti rappresenta le insoddisfazioni e le lamentele di chi vota da una vita il centro-sinistra, ma anche di chi ha smesso di votarlo e di chi cerca un’alternativa alla destra del PDL .

Ammettiamolo: Matteo Renzi è il leader che la sinistra da sempre desidera e lui, che di questo è consapevole, cavalca le onde del malcontento che questa crisi politica e sociale, oltre che economica, alimenta sempre di più.

Genova - Matteo Renzi arriva al teatro della Corte

Un’altra importante novità rispetto ai suoi predecessori è la propensione al dialogo. E con questo termine non mi riferisco solo alla sua innata abilità di comunicatore, che lo tiene sempre in bilico sulla sottile linea che divide la dialettica dalla demagogia, senza mai sbilanciarsi troppo né da un lato, né dall’altro, ma anche  alla sua innovativa (ed è triste che lo sia) voglia di comunicare con tutte le parti politiche.
Ha già in programma di incontrare i leaders dei partiti presenti nel parlamento per proporre delle tappe che l’attuale governo deve rispettare, per dimostrarsi degno di rimanere al potere: “entro il 25 maggio legge elettorale pronta e la prima lettura sull’abolizione del senato”.
In questo modo vuole dare la possibilità al “governo degli inciuci” di durare un altro anno per portare a termine due impegni  teoricamente semplici ma fondamentali.
Dunque le idee ci sono e sono chiare, resta solo da vedere se verranno attuate o meno.

E qui entra in campo la terza grande differenza con i suoi predecessori. Matteo Renzi sa convincere che a ciò che dice seguiranno i fatti, al contrario di quello a cui ogni cittadino è abituato . Che succeda o meno, una cosa è certa: questa è l’ultima chance per il Partito Democratico – ma più in generale per tutta la politica italiana – di provare a dimostrare che è necessaria per la sopravvivenza dell’Italia. Se anche questa volta la politica con la “P” maiuscola fallirà, sarà difficile immaginare un futuro per i partiti che noi oggi conosciamo.

Davide Alessandro Giannattasio Fanigliulo