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Gli orologi nel 2016? Più Apple Watch che Rolex

Davide Passoni
16 febbraio 2016

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Lo abbiamo scritto in tempi non sospetti: il mercato degli smartwatch va tenuto d’occhio e non deve essere sottovalutato dai grandi marchi dell’industria orologiera mondiale. L’orologio intelligente non è un fenomeno di moda né passeggero, ma si avvia a diventare un accessorio irrinunciabile, non tanto per chi ama l’alta orologeria, quanto per il consumatore medio, che forma una massa critica numerosa e quindi temibile, anche a fronte di prezzi medi degli smartwatch più bassi rispetto a quelli degli orologi di lusso.

Lo dicono i numeri e le stime di mercato per il 2016, anticipate nei giorni scorsi da due siti svizzeri, blick.ch e nzz.ch, secondo i quali l’attuale sarà l’anno in cui, sul fronte orologi, il fatturato di Apple supererà quello di Rolex, facendo del colosso di Cupertino il primo venditore mondiale di segnatempo, non solo di smartwatch.

Le stime parlano infatti di circa 24 milioni di Apple Watch venduti, per un controvalore di oltre 8 miliardi di franchi svizzeri, contro i 3,5 miliardi che si prevede fatturerà Rolex. Si tratta naturalmente di previsioni, non di dati certi, ma le proiezioni sono più che attendibili.

Le stime si basano infatti sui dati di vendita 2015 di Apple Watch elaborati dall’istituto Juniper Research, i quali, anche se in mancanza di cifre ufficiali, parlano di un numero di smartwatch commercializzati da Cupertino che oscilla tra i 6 e i 9 milioni, per un controvalore di circa 3 miliardi di franchi svizzeri. Cifre di tutto rispetto, considerando che il 2015 è stato un anno “monco” in quanto l’Apple Watch è entrato in commercio ad aprile.

Si tratta quindi di una tendenza a quanto pare inarrestabile, anche se le major dell’orologeria mondiale tendono a farsi forti del fatto che gli smartwatch intercettano un segmento di clientela diverso dal proprio. Vero, verissimo: difficilmente un amante degli orologi di lusso li sostituirà con un orologio intelligente. Più facile che li affianchi, facendo lievitare il mercato degli smartwatch e gonfiando le fila di un esercito di consumatori che già, dalla propria, ha il vantaggio di essere molto più consistente rispetto a quello dei cultori delle lancette.

La guerra tra smartwatch e orologi tradizionali non ha quindi come obiettivo la conquista di un mercato specifico, ma la supremazia di un brand globale rispetto a un altro, non è questione di sopravvivenza ma di prestigio. Le grandi case dell’orologeria dormano quindi sonni tranquilli se pensano alle proprie quote di mercato, ma se hanno a cuore la propria brand power… dormano con un occhio aperto.


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