Cinema

Gli sdraiati approda al cinema grazie a Francesca Archibugi

Michela D'Agata
30 novembre 2017

Gli sdraiati è il nuovo film diretto Francesca Archibugi (Il nome del figlio, Questioni di cuore) e scritto a quattro mani con Francesco Piccolo, liberamente tratto dall’omonimo romanzo best seller di Michele Serra.

Giorgio Selva (Claudio Bisio) è uno stimato conduttore televisivo, ma al suo successo nel lavoro si contrappone una disastrosa vita familiare: un doloroso divorzio alle spalle ed un difficile rapporto con il figlio diciassettenne Tito, che non gli parla e lo ha escluso dalla sua vita, pur vivendo sotto il suo stesso tetto.

Tito (Gaddo Bacchini) è il classico adolescente sdraiato: ma cosa vuol dire? Il termine indica un atteggiamento insofferente, quasi apatico nei confronti della realtà e la tendenza a fare fatica ad assumersi le proprie responsabilità. Tito passa le giornate in compagnia della sua banda di rumorosi amici, rigorosamente tutti maschi e sdraiati pure loro, che entrano ed escono dalla casa di Giorgio (soprannominato “Esaurito”) con piena ed assoluta libertà.  Tutto fila più o meno liscio fino a quando Tito inizierà a frequentarsi con la bella e silenziosa Alice (Ilaria Brusadelli), una sua compagna di scuola, ma anche figlia di una vecchia fiamma di Giorgio (interpretata da Antonia Tuppo)…

Il continuo scontro tra padre e figlio è la colonna portante dell’intera pellicola. Da un lato abbiamo Tito, pigro, disobbediente e a tratti strafottente, mentre dall’altro Giorgio, padre gentile e comprensivo, ma spesso anche pressante quasi al limite del maniacale: l’incapacità di comunicazione tra i due è fonte primaria di gravi tensioni e incomprensioni.

Al problema di comunicazione, sicuramente presente, si aggiunge poi quello generazionale: i due hanno due punti di vista strutturalmente inconciliabili. Bisio si riconferma un valido interprete, ma la sua tendenza al comico va a forse a stonare con il registro più drammatico dato dal tema trattato.

Nel cercare un equilibrio tra questi due mondi, nel racconto sono inserite sottotrame e personaggi secondari purtroppo non pienamente sviluppati, ad eccezione di quello della straordinaria Antonia Tuppo (vincitrice di due David per Indivisibili e Lo chiamavano Jeeg Robot). I personaggi sono caratterizzati con estrema precisione anche se a tratti un po’ stereotipati; il che rende più difficile per lo spettatore immedesimarsi ed empatizzare con loro.

 


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