Fotografia

Gustavo Millozzi e la potenza del Neorealismo

Alberto Pelucco
17 settembre 2014

È il prepotente ritorno del Neorealismo a caratterizzare la mostra “Gustavo Millozzi – Photographs 1958-1979”, ospitata a Palazzo Zuckermann di Padova.
Protagonisti sono 80 scatti del maestro torinese, che con Gianni Berengo Gardin ha raccontato la storia del nostro Paese nel secondo Novecento.
Gli angoli nascosti di una Venezia sconosciuta, la Padova universitaria e goliardica, la Milano degli anni Sessanta, emblema del boom economico del Dopoguerra, costruiscono un palco gigantesco i cui attori sono prima di tutto uomini, non modelli, le cui caratteristiche emergono con chiara evidenza. Da esse il fotografo parte per costruire i personaggi, che – in questo strano teatro della vita – non sono il punto di partenza della storia, ma il punto di arrivo, in quanto possono essere compresi solo se è ben chiaro il contesto storico della narrazione.

Per questo tutte le immagini sono in bianco e nero: troppi colori impedirebbero all’osservatore di comprendere appieno il carattere, l’essenza dei personaggi. Senza contare poi che molte immagini sono improntate sul tema del contrasto, sottolineato appunto dal chiaroscuro.

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Contrapposizione ben evidente nello scatto della serie “Bambini Veneziani”, dove il vestito bianco e la bassa statura di un bambino stridono con il pianerottolo buio e l’ampio portone.
Bianco e nero inoltre permettono all’osservatore di concentrarsi maggiormente sulle azioni, sui gesti, sull’espressività e l’intensità dello sguardo dei personaggi, elementi non verbali che del linguaggio umano tuttavia costituiscono ben il 70%.

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Particolari, questi, ricorrenti sia nel suddetto scatto, sia nel dito puntato della donna in “Quattro ciacole”, e soprattutto nelle immagini “rubate”, dove è più facile cogliere i personaggi nella loro spontaneità.

Tra queste, è emblematica la raffigurazione di un’artista nell’atto di truccarsi. Che si tratti di uno scatto “non autorizzato” è evidente dal buio che circonda la protagonista e fa pensare al nascondiglio – un armadio? – in cui si potrebbe essere appostato il fotografo, per realizzare un’immagine che difficilmente la protagonista avrebbe approvato. L’atmosfera buia guida inoltre l’attenzione dello spettatore verso l’espressione di attenta concentrazione della ragazza, enfatizzata dai tocchi rapidi e precisi che guidano la matita. Non a caso volto e braccio sono gli unici elementi chiari.

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È in questo periodo che la fotografia si libera di quella fastidiosa etichetta di “fredda ed inespressiva copia della realtà” che la rendeva succube di altre forme artistiche, come la pittura. Da ora, con il cinema, essa sarà lo strumento privilegiato di quegli artisti che, ricercando l’elemento drammatico nella quotidianità, si faranno portavoce attraverso la loro Arte della situazione sociale e politica della loro epoca, realizzando una perfetta fotografia del proprio Paese.

Alberto Pelucco

Gustavo Millozzi – Photographs 1958-1979
dal 12 settembre al 2 novembre 2014
Palazzo Zuckermann, Corso Giuseppe Garibaldi, 33, 35137 Padova
Informazioni:
Web: www.padovacultura.padovanet.it/it/attivita-culturali/gustavo-millozzi-0
Tel. +39 049 8205664
Orario: tutti i giorni dalle h. 10 alle 19. Chiuso i lunedì non festivi.
Ingresso libero

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