Lifestyle

Hipster fantastici e dove trovarli: dalla barba alla bici a scatto fisso

Virginia Francesca Grassi
9 dicembre 2016

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Andrò a New York a lavorare da American Apparel. Io ti assicuro che lo faccio, o se non altro vado al parco e leggo David Foster Wallace“. Così cantano I Cani in quel piccolo capolavoro di (auto)ironia che è Hipsteria.

Ma che cos’è un hipster? Sono usciti articoli di giornale, sono stati scritti saggi, girati documentari, create canzoni (vedi sopra), per non parlare del web che, con una miriade di pagine a tema, negli ultimi anni si è affannato a cercare una definizione univoca e soddisfacente del termine.

Negli anni ’40 essere hipster significava, per i giovani caucasici americani, far proprio lo stile di vita e il linguaggio dei jazzisti afro: una subcultura dai tratti spiccatamente bohémien che, dopo aver conquistato l’onore delle cronache lifestyle fino agli anni ’70, è passata bruscamente nel dimenticatoio fino a rifarsi viva alla fine degli anni ’90. Nell’ultimo ventennio gli hipster si sono evoluti fino a diventare quelli che conosciamo oggi: un fenomeno dominato da risvoltini e bici a scatto fisso così controtendenza da diventare manstream.

Ora, se non sapevate che cosa fosse un hipster prima di leggere questo articolo, dubito che le vostre idee in merito si siano schiarite. Abbandoniamo dunque la teoria e passiamo alla pratica, con una breve guida: Hipster fantastici e come trovarli.

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Il vero hipster si riconosce innanzitutto dall’abbigliamento: dalla montatura spessa –  possibilmente tartarugata – degli occhiali, dalla camicia da boscaiolo alternata alla maglietta di un gruppo musicale finlandese degli anni ’80, dai pantaloni ultraskinny al limite del blocco circolatorio, dalla giacca in tweed, dalle stringate (in alternativa alle Clarks), dalle calze imbarazzanti e dal cappello stravagante. Senza dimenticare che è un adepto della religione dei risvoltini. Il tutto recuperato da un mercatino di seconda mano di New York. O, se preferite, da American Apparel.

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Barba e baffi sono il fondamentale di qualunque hipster uomo che si rispetti. A predominare è quello stile a metà tra il pioniere ottocentesco americano e re Giorgio V, ma anche le versioni alla Ernest Hemingway o alla Dalì sono piuttosto gettonate. L’hipster è un cultore della raffinata arte del grooming e dietro a quel tipico effetto finto-trasandato in realtà ci sono ore e ore di styling e una miriade di prodotti specifici per mantenere la barba folta e perfettamente curata. Immancabili nel suo arsenale, olio, balsamo e cera, ma anche pennelloni e rasoi d’antan (possibilmente in materiali pregiati) accompagnati da regolabarba elettrici professionali di ultima generazione, come quelli di Philips, gli unici che permettono una rasatura uniforme e un’ampia scelta tra numerose regolazioni. Per un look impeccabile.

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Gli accessori. L’hipster possiede una schizofrenia congenita nella scelta degli oggetti che lo circondano: non importa che siano funzionali, non importa che li sappia usare, quello che è fondamentale è che devono rappresentare al meglio chi è e quanto sia inconfondibilmente controtendenza. Nello stesso tempo in cui ha imparato correttamente a pronunciare il cognome di Chuck Palahniuk, l’hipster ha già comprato un Macbook Pro e un iPad (o qualunque versione ultraggiornata di un prodotto Apple), una Reflex completa di obbiettivi (che non sa usare), ma anche un giradischi dell’anteguerra, una Polaroid, una longboard e un bell’orologio da taschino. Senza dimenticare una Moleskine e una stilografica per fare finta di essere Chatwin.

È inseparabile dalla sua bici a scatto fisso (che vale più o meno quanto una Bugatti): perché le macchine sono da cafoni e bisogna pensare al pianeta.

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L’hipster si distingue dalla massa, sempre e comunque, e non manca di notificarlo a tutti con estratti di libri che non legge su Facebook e istantanee color seppia su Instagram. L’hipster è uomo o donna di cultura. Dunque, perché andare a vedere l’ultima commedia pseudodemenziale, quando puoi farti una cultura guardando una soap opera tratta da Anna Karenina, rigorosamente in russo con i sottotitoli in inglese? L’hipster vorrebbe vivere in un film di Wes Anderson, cita a manetta Bukowski e David Foster Wallace, fa finta di leggere Bret Eston Ellis seduto al bancone di un bar sorseggiando un gin tonic sperando di risultare interessante – le lacrime me le serva a parte, prego –, va a concerti in cui in media non ci sono più di 25 persone. Salvo poi canticchiare sotto la doccia Madonna.

Vi siete riconosciuti? Forse ormai siamo tutti talmente convenzionalmente anticonvenzionali, da avere una vena hipster in ogni cosa che facciamo.

Luuk Magazine per Philips

 


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