Hipster, questi (s)conosciuti

Ilaria Bortot
8 novembre 2013

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Tra cinquant’anni, quando qualcuno parlerà della moda e dello stile dei primi decenni del 2000 pronuncerà, immancabilmente, la parola HIPSTER.

E sono pronta a scommettere che ci sarà qualche bisnipote che, spulciando in qualche vecchio album, guarderà perplesso le foto di famiglia e chiederà irriverente alla mamma:”Ma’, perché nonna si vestiva così?”. La mamma in questione, sospirando, si limiterà a commentare laconica: “Eh tesoro, la moda!”.

Già la moda. Perché poi alla fine di quello si tratta.

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Se negli anni Quaranta, vero anno di nascita della corrente, gli hipster erano, citando Kerouac, “anime erranti portatrici di una speciale spiritualità”, ad oggi di quella profonda anima interiore resta ben poco.

Nati insieme al jazz, di cui erano accaniti ammiratori, la loro voglia di distinguersi per i loro raffinati gusti musicali li porta a coniare la parola hipster che, etimologicamente, identificava chi ascoltava musica bepop e hot jazz.

Tornati in auge tra il XX e il XXI, il giornalista del Time Dan Fletcher affronta il fenomeno e descrivendo gli hipster con parole piuttosto dure: “Gli hipster sono quelli che sogghignano quando dici che ti piacciono i Coldplay. Sono quelli che indossano t-shirt con citazioni tratte da film in cui non hai mai sentito parlare e sono gli unici negli Stati Uniti a pensare ancora che la Pabst Blue Ribbon sia un’ottima birra. Indossano capelli da cowboy o baschi e tutto in loro è attentamente costruito per darti l’idea che non lo sia”.

Ma oggi chi sono davvero gli hipster? Bè, se c’è una cosa in cui aveva perfettamente ragione Fletcher è che tutto quello che un hipster fa è attentamente costruito per darti l’idea che non lo sia. Un lavoraccio, insomma.

Quindi, per facilitare chi di voi vuole diventare uno di loro o chi, invece, vuole tentare di evitarli come la peste ecco alcune caratteristiche tipo per scovarli.

ABBIGLIAMENTO

Come in tutte le tendenze che si rispettano, il look è fondamentale. I capi assolutamente necessari sono jeans, t-shirt dalle stampe improbabili, camice a quadri e giacche di pelle. L’importante è che tutto sia extra-slim. (Perché voi, onestamente, l’avete mai visto un hipster cicciottello? Magari appena appena un po’ fuori forma? Io no!)

Tutto quello che un hipster indossa deve essere super aderente. Spazio ai cardigan, purché di lana, e ai pantaloni dalla vita altissima. Possibilmente arrotolati in fondo, giusto un risvoltino o due, per farli arrivare all’altezza giusta ovvero alla caviglia, come a ricreare quell’effetto di “acqua alta in casa”.

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ACCESSORI

Un vero hipster ama il vintage. Vero o presunto che sia. L’importante è che sembri autentico e originalmente ispirato da una mente eccelsa morta da almeno una ventina d’anni.

Le uniche scarpe ammesse, sia per uomo che per donna, sono: mocassini, stringate, stivaletti in pelle, espadrillas e sneakers. Rigorosamente bassissime e dallo stile minimal. Vade retro colori fluo, stampe animaler e camouflage esagerati.

Altro must have sono gli occhiali. Anche se la vostra vista è di undici decimi non potete rinunciarvi. Nessuna remora nello scegliere la montatura: da vista o da sole che sia, deve essere spessa e possibilmente molto eccentrica. Rotonda poi, sarebbe perfetta.

A completare il look: reflex, cuffione – gli auricolari sono per gente che ascolta musica pop – e tecnologia firmata Apple. Il design, si sa, non è qualcosa su cui discutere.

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BARBA E CAPELLI

“Guardatemi, vi prego! Guardatemi!”. Se non fosse troppo kitsch gli hipster andrebbero in giro con una corona in testa. Non potendo venir meno ai loro principi si sbizzarriscono nei tagli di capelli. Colorazioni improbabili, tagli asimmetrici e pettinatura a scelta tra immobile (tipo Alfa-Alfa delle “Piccole Canaglie”) o finto arruffata. Barba e baffi sono imprescindibili. Piuttosto finti ma sbarbati…MAI!

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ALIMENTAZIONE E STILE DI VITA

Vietato muoversi in macchina. Un vero hipster usa solo la bicicletta o, in alternativa ed età permettendo, la longboard. Possibilmente scassati. Soprattutto in città.

Vegetariani e vegani spopolano all’interno di questa comunità. Molti di loro hanno un orticello fatto in casa ed è inutile obiettare che coltivare pomodori in terrazza a Milano non è proprio salutare. Vi guarderanno come beceri figli del consumismo globale. Di buono però c’è che sicuramente conosceranno tutti i ristorano veg-chic della zona – cosa che può sempre tornare utile nella vita.

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MUSICA E LIBRI

Indie, indie e ancora indie. Uber alles. Preferibilmente di gruppi sconosciuti provenienti dal profondo Nord. Sì alla musica di nicchia, abbasso una qualsiasi forma di arte commerciale.

Sul fattore libri, bé, c’è da dire che gli hipster cascano in piedi…o almeno questo è quello che sembra, tra una citazione presa da aforismi.it postata su Facebook e le immagini su Instagram – rigorosamente seppia – di una pila di libri di Dostoevskij.

Certo, c’è da ammettere che tra i nomi celebri che decantano la bellezza di questa tribù e del loro stile di vita sputano Jack Kerouac, Roberto Bolaño, Nick Hornby, George Saunders e David Foster Wallace. Chapeaux.

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Ilaria Bortot