Interviste

Holding Terra Moretti, la passione contro la crisi

Enrica Governi
12 dicembre 2012

Per chi vive di passione, è sempre domenica. Ne è un esempio la storia professionale di Carmen Moretti De Rosa, fatta anche di forte impegno, talento, e dedizione. E tutto questo si rispecchia nelle sue imprese, felice “esempio di eccellenza”, anche in tempi difficili come questi.

Classe ‘68, lavora dai primi anni ‘90 nel gruppo fondato dal padre, Vittorio Moretti, ad Erbusco, in Franciacorta (BS), oggi una holding, “Terra Moretti”, alla quale fanno capo 11 imprese, concentrate in 3 principali settori: l’edilizia industriale, le aziende vitivinicole e gli hotel di categoria extra-lusso.

Oggi Carmen è A.D. della divisione alberghiera di Terra Moretti, rappresentata dagli hotel L’Albereta e L’Andana; responsabile delle strategie di comunicazione della holding Terra Moretti; Vicepresidente della holding Terra Moretti.

L’abbiamo intervistata per Luuk Magazine.

Viviamo in tempi di crisi economica mondiale: quanto pesa Dott.ssa Moretti essere oggi, nel 2012, AD della divisione alberghiera di Terra Moretti, rappresentata dagli hotel L’Albereta e L’Andana, responsabile delle strategie di comunicazione, e Vicepresidente della Holding Terra Moretti in termini di impegno? Come affrontate l’attuale crisi economica, e come ha influito sulle strategie del gruppo?
“Ho sempre sentito molto forte la responsabilità per il ruolo che ricopro nell’azienda della mia famiglia: l’esempio di mio padre, in questo senso, è stato un insegnamento fondamentale. Sapere quanto tuo padre ha dato per l’impresa, avere la fortuna di crescere e respirare da sempre le aziende, sentire che sono parte della famiglia, ti crea un legame viscerale con esse e ti infonde massimo senso del dovere e della responsabilità.
Pertanto, l’impegno e la dedizione sono sempre stati tali da non doversi modificare in questo momento di congiuntura economica difficile per l’Italia. Momento che affrontiamo con grande determinazione e sguardo puntato al futuro, attuando una attenta strategia di diversificazione della nostra proposta. Ritengo che la sfida posta da questa crisi sia senza dubbio importante, e che essa contenga in sé una grande opportunità: per i Paesi emergenti, l’Italia, la sua cultura, le sue tradizioni (dall’accoglienza al buon cibo e al buon vino), sono un punto di riferimento imprescindibile. Se ci dimostreremo capaci di cogliere questa chance, saremo in grado di ridare slancio alla nostra economia e mantenere alta la dignità del nostro Paese”.

In che misura è stato importante respirare “l’aria” di una famiglia di costruttori come quella in cui è cresciuta, con un padre pieno di talento, e quanto invece il master e gli studi da lei condotti?  Di che capacità manageriali c’è bisogno per stare costantemente al “passo”? La passione conta?
“L’aria, ovvero i valori che ho respirato in famiglia sono stati la base su cui tutto il resto, gli studi – il Master, ha trovato il terreno su cui crescere e dare i propri frutti. Mio padre è stato un esempio straordinario per valori che sono stati fondamentali per la mia crescita personale e professionale: grande umiltà e senso del dovere e ancora, un approccio sempre orientato all’ascolto e, non da ultimo, la coerenza di parola e di azione. In particolare, nello sviluppo delle attività di cui mi occupo direttamente (hotellerie e comunicazione), ascoltare il cliente, captare le sue esigenze, i suoi desideri, entrare in empatia con lui, con un atteggiamento di umiltà e modestia, sono elementi fondamentali per raggiungere l’eccellenza”.

Dott.ssa Moretti, si legge nel comunicato stampa, detto da lei:  “Il processo di internazionalizzazione è stato un passo importante nel quale ha avuto un ruolo primario mio marito, Martino de Rosa. Forte di un’esperienza di brokeraggio navale, ha portato nel nostro gruppo una cultura di impresa nuova, forse anche più aggressiva della nostra, ma sicuramente vincente. Con lui ho dato vita al progetto della holding di gruppo e a lui abbiamo affidato le strategie e lo start-up della tenuta “La Badiola”. Ci illustri che cosa si intende per strategie facenti parti di una “cultura di impresa nuova”? E quanto è stato fondamentale, nelle sue aziende portare avanti un discorso di “Made in Italy”?
“Insieme a mio padre e a mio marito Martino de Rosa, dal 1997 A.D. di Wiish, (www.wiish.it) abbiamo dato nuova vita a Tenuta La Badiola, tenuta di 500 ettari che nel XIX fu la Residenza del Granduca Leopoldo II di Toscana. In questo progetto di rinascita  – che ad oggi include due strutture dedicate all’ospitalità, L’Andana e Casa Badiola Golf, la cantina Tenuta La Badiola, un campo pratica golf e la Trattoria Toscana, primo e unico ristorante firmato Ducasse in Italia –  il connubio delle nostre due diverse esperienze e culture è stato come vincente e in questo ha giocato un ruolo importante la sana sfrontatezza di mio marito. Quando ho affermato che lui ha introdotto una cultura di impresa nuova, forse più aggressiva, mi riferivo proprio a questa bella audacia, che Martino ha innata e che ha ulteriormente nutrito nella sua esperienza come broker. E’ stato infatti proprio mio marito ad avere l’idea, che a noi sembrava in primis solo un sogno, di coinvolgere il grande Alain Ducasse. Tutto partì da una lettera che mio marito gli scrisse, raccontandogli il progetto che avevamo in cuore. Ducasse ne rimase colpito e ci invitò a raggiungerlo a Montecarlo presso il suo ristorante Louis XV per illustrargli nei dettagli il sogno di riportare in vita questo pezzo di storia toscana che è Tenuta La Badiola. Ne rimase folgorato. Venne in Italia a sua volta per vedere il luogo di cui gli parlammo tanto appassionatamente. Se ne innamorò a tal punto che non resistette ad unirsi a noi in questa avventura. E così, proprio lui che aveva sempre dichiarato “Jamais in Italie!”, dovette ricredersi”.

Lei ha presenti in 2 aziende, l’Albereta e La Badiola, le rispettive “equipe” “istruite” da 2 chef internazionali, come Gualtiero Marchesi in una, ed Alain Ducasse nell’altra: quanto incide l’alta cucina sul vostro successo? E ancora, ma una connotazione salutista come è quella dei vostri Relais e Chateaux , non è contraddittoria con la buona tavola, e i vostri eccellenti vini, anche appartenenti alle “Cantine Bellavista” di famiglia?
“E’ una combinazione che – mi rendo conto – può sembrare ossimorica, ma nella realtà dei fatti questi due ambiti convivono perfettamente in totale armonia. Basti pensare che è proprio  la brigata di cucina di Gualtiero Marchesi a preparare, secondo le ricette di Dominique Chenot, i piatti della dieta Chenot per gli ospiti in cura. Quello che ho ricercato per le mie “case”, L’Albereta e L’Andana, è sempre stata l’eccellenza ed è essa stessa a fare da trait d’union. Per questo ho voluto con me, il Maestro della cucina italiana, Gualtiero Marchesi, e il più grande esperto di benessere, Henri Chenot, che ha sviluppato un metodo in oltre 30 anni di esperienza un metodo rigoroso fondato su solidi principi medici.
Sicuramente, la scelta che facemmo nel 2003, per molti appunto molto audace, di affidarci al  metodo rigoroso e serio di Henri Chenot e di dare alla nostra SPA una forte impronta medicale si è rivelata vincente ed ha rappresentato una formula di successo che ci sta premiando ancor di più oggi, al punto da permetterci  di guardare con ottimismo al futuro. Sebbene, infatti, la crisi dell’economia mondiale abbia indotto una contrazione dei consumi, possiamo affermare che la salvaguardia della propria salute resta ad oggi fortunatamente un valore fondamentale, cui nessuno vuole rinunciare e sul quale nessuno è disposto a scendere a compromessi”.

Che peso hanno avuto e hanno ancora le risorse umane nelle sue aziende, e quanto i “valori” della cultura d’impresa?
“Sono convinta che, proprio in un periodo di crisi, sia ancora più importante diffondere nelle nostre aziende fiducia, portando l’attenzione sull’etica, da sempre alla base dei nostri progetti, in grado di integrare il valore economico dell’impresa alla responsabilità sociale, verso i dipendenti, verso il territorio in cui l’azienda opera e verso i clienti stessi. In particolare, nel caso dell’hotellerie, le risorse umane sono fondamentali: lo staff deve avere tra le proprie competenze, la proattività, la flessibilità, l’elasticità, la capacità di apprendere continuamente e di prendere decisioni autonome, ma che deve avere anche tutte quelle competenze che riguardano la sfera emotiva e sociale e che si traducono in abilità utili a comprendere le diverse culture, a saper ascoltare e comunicare, a costruire relazioni, sia all’interno che all’esterno dell’albergo, sempre al fine di far star bene i nostri ospiti”.

Ci parli dell’ apertura all’Albereta, e dell’unico secondo centro medicale Henri Chenot, dopo quello di Merano.
L’Albereta è stata la mia prima, vera,  creatura. Il primo banco di prova. La prima sfida vinta e il primo sogno realizzato. Il desiderio, infatti, di realizzare  un mio Relais & Chateaux l’ho coltivato sin da bambina, quando con i miei genitori e le mie sorelle viaggiavamo per il mondo con la guida Relais & Chateaux sotto il braccio. L’Albereta era una villa privata, che si trovava a pochi passi dalla nostra casa  e dalla cantina di famiglia Bellavista. Ad un certo punto mio padre, ispirandosi all’esempio degli chateaux francesi, pensò che era giunto il momento per offrire agli appassionati di vino che venivano a visitare la cantina un’ospitalità d’eccellenza che potesse altresì promuovere il territorio di Franciacorta, diffondendone la cultura ed attirando un turismo  di alto profilo. Per questo ci voleva anche un grande nome della cucina.  Fu così che acquistata quella villa che tanto ci piaceva,  riuscimmo a coinvolgere,  grazie al comune amico Gianni Brera, il Maestro, Gualtiero Marchesi, il padre della moderna cucina italiana. Egli, milanese doc, a sorpresa di tutti, lasciò la sua Milano per trasferirsi qui, in Franciacorta. Era il 23 settembre del 1993, ormai quasi vent’anni fa: L’Albereta aprì le sue porte con il ristorante gastronomico  di Gualtiero Marchesi e le sue prime 9 camere.
Un altro passo decisivo fu compiuto nel 2003 con l’apertura, molto innovativa per l’epoca, di una SPA medicale fondata sul rigoroso metodo Chenot. Quando prendemmo questa decisione si stava assistendo ad un’esplosione incontrollata di centri benessere d’ogni sorta, con proposte che facevano riferimento a tecniche e teorie disparate e dunque prive di una filosofia e di un metodo unico e coerente. Conoscevo per esperienza la serietà e l’efficacia del metodo di Monsieur Henri Chenot perché frequentavo il suo Palace a Merano ed ebbi l’intuizione – ad oggi posso dire fortunata – di affidarmi a lui per la realizzazione della nostra SPA. Chenot fu colpito dalla nostra “casa” , dal nostro entusiasmo e dalla nostra voglia di crescere con lui.
Ora le camere de L’Albereta sono 57 e l’Espace Vitalité Henri Chenot è il nostro cuore pulsante, unica SPA medicale al mondo firmata Chenot, oltre al Palace di Merano, quartier generale della famiglia Chenot”.

L’ entrata dello studio Ambrosetti nella riorganizzazione del gruppo Terra Moretti presieduta da suo padre, Vittorio Moretti, quanto ha modificato  il suo lavoro? L’ha diminuito? L’ha migliorato? Qual è il fatturato 2012 del gruppo Terra Moretti?
“Lo studio Ambrosetti, con la sua fortissima esperienza nel campo imprenditoriale, ci ha permesso di delineare con lucidità una organizzazione migliore per la nostra impresa, secondo i valori e il metodo che era già consolidato nel nostro DNA. Rispettando la nostra identità ed osservandoci dall’esterno, lo studio Ambrosetti ci ha aiutato – secondo una modalità simile a quella dell’arte della maieutica –  a definire noi stessi le linee guida fondamentali su cui stabilire l’organizzazione della nostra impresa, delineando anche un patto di famiglia, che non fa altro che sancire le regole che mio padre ha sempre fatto valere e che ci ha trasmesso: quelle del buon senso. Sono quelle che un buon padre di famiglia in cuor suo conosce e che metterebbe in ogni caso in pratica nella quotidianità per garantire un buon futuro ai suoi figlie e alle aziende che, insieme, abbiamo creato.
Con questo patto, tali regole sono state messe semplicemente per iscritto.
Il fatturato della Holding Terra Moretti nel 2011 è di € 103.029.891,00 (+13% vs 2010). In particolare, i risultati della divisione alberghiera del Gruppo (formata da L’Albereta Relais & Chateaux in Franciacorta e L’Andana e Casa Badiola a Castiglione della Pescaia), nel corso dei primi mesi dell’esercizio risultano essere positivi, in linea con il trend dello scorso anno. Tale ottimo risultato si manifesta in un contesto di settore tutt’altro che felice e deve quindi considerarsi straordinariamente positivo.
L’Albereta, in particolare, ha raggiunto un’occupazione media del 65%, registrando nel corso dell’anno 2012 una stabilizzazione della crescita raggiunta nel 2011, con un fatturato totale ad oggi per l’ anno 2012 di 8.500.00 euro”.

Come si conciliano lavoro e famiglia?
Con tanta passione e dedizione, molto impegno ed equilibrio, e superando, talvolta, qualche senso di colpa…

Quale delle due realtà, l’Albereta, l’Andana e la Badiola le sta più a cuore? E quale le dà più soddisfazioni? Le sue aspettative sono state premiate?
“Tutte le mie “case” mi sono nel cuore, e sono visceralmente legata ad ognuna di esse perché la loro storia è indissolubilmente intrecciata alla mia storia personale. Quando nelle aziende metti impegno, sacrificio e dedizione, le soddisfazioni non  mancano di arrivare. Anche se talora, proprio come fossero dei figli,  i tempi e le modalità sono diverse tra loro…”

Dott.ssa Moretti, lei è ancora una donna giovane. Se potesse tornare indietro, farebbe tutto quello che ha fatto finora? I suoi figli seguiranno le sue orme?
“Non amo guardarmi indietro, preferisco guardare al futuro e pensare a cosa posso fare per migliorare ulteriormente le mie aziende. I miei figli, Vittorio (13 anni) e Matilde (9 anni) sono ancora troppo piccoli per permettermi di intuire se vorranno seguire le orme di famiglia. Certo è che la piccola Matilde apprezza molto essere coinvolta e seguire da vicino il mio lavoro, mentre Vittorio ad oggi dimostra una fortissima passione per la cucina, sia in veste di buongustaio che cimentandosi lui stesso ai fornelli. E ancora: ha in mente moltissime idee per locali con un taglio innovativo….
Vittorio e Matilde potrebbero essere una coppia con una sinergia di lavoro perfetta in futuro!”

Programmi futuri?
“Nel medio-corto termine, un obiettivo che ho in cuore è quello di sviluppare sempre di più le potenzialità, ancora in certi casi inespresse, di Tenuta La Badiola, rendendolo un resort sempre più completo. Mi riferisco, in particolare, allo sviluppo del campo da golf e al potenziamento dell’offerta relativa al benessere. Nel lungo periodo, il mio desiderio è quello di dare vita ad una piccola casa all’estero,  un hotel di poche camere, che rappresenti lo stile di vita italiano nel mondo. Già da qualche anno mi si sto guardando intorno per qualcosa di nuovo e sto cercando la soluzione perfetta che mi permetta di dare vita a questo sogno. Un’intima ed esclusiva casa italiana, nel cuore di Parigi, Londra, Berlino o New York”.

Intervista esclusiva a cura di Enrica Governi
Il ritratto di Carmen Moretti De Rosa è di Oliviero Toscani.


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