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Cinema

I canti di Natale del cinema

Giorgio Raulli
27 dicembre 2014

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Si sa, nel periodo natalizio i palinsesti televisivi si riempiono dei film più disparati, spesso all’ennesima replica. Commuovono, non annoiano mai, ci fanno vivere quello “spirito natalizio” che carica di spiritualità le feste natalizie, anche al di là dei significati religiosi.

Il Canto di Natale, opera di Charles Dickens, è senza dubbio uno dei racconti natalizi più significativi, un esempio di come l’autore criticasse una società insensibile alla povertà, allo sfruttamento e all’analfabetismo; la storia della conversione dell’arido Scrooge dopo la visita dei tre celeberrimi spiriti durante la notte di Natale è tra le più commoventi e appassionanti della letteratura.

Un racconto fantastico che non poteva non ispirare il cinema: dal cortometraggio muto del 1910, A Christmas Carol, a Lo schiavo dell’oro (1951); anche l’Italia si è cimentata con il classico dickensiano, con Non è mai troppo tardi, film del 1953 diretto da Filippo Walter Ratti, con Paolo Stoppa e Marcello Mastroianni, che tuttavia riscosse scarso successo; colpa della regia e di una morale filantopico-cattolica, il solo talento degli attori protagonisti non bastò a salvare questa pellicola dal dimenticatoio. S.O.S. Fantasmi (1988) con Bill Murray, La rivolta delle ex (2009) con Matthew McConaughey e Jennifer Garner, e A Christmas Carol di Robert Zemeckis, tutto in computer grafica con Jim Carrey, Gary Oldman, Colin Firth e Bob Hoskins, sono solo alcune delle trasposizioni cinematografiche dell’opera di Dickens.

Ma forse la più famosa di tutte è il Canto di Natale di Topolino, il cortometraggio Disney dell’83: simbolo delle feste, questo film ricrea magnificamente le atmosfere suggestive e un po’ gotiche del testo letterario, servendosi di una grande varietà di personaggi dell’animazione disneyana. Il Canto di Natale ha dato vita nel corso del Novecento ad alcuni dei simboli più tradizionalmente legati al capitalismo, come Zio Paperone (Uncle Scrooge appunto) e l’avaro Mr. Potter, protagonista del capolavoro cinematografico La vita è meravigliosa (1946).

La pellicola del regista siculo-americano Frank Zappa è uno dei film più amati del cinema americano durante il periodo natalizio. Il protagonista è George Bailey (James Stewart), un uomo che, dopo una vita difficile e piena di rinunce, è sul punto di suicidarsi la sera del 24 dicembre perchè l’azienda di famiglia sta per finire nelle mani dell’avido capitalista Henry Potter (Lionel Barrymore); a salvarlo sarà un angelo – senza ali -, che gli mostrerà cosa sarebbe successo se non fosse mai nato. Il regista riesce a far capire che ogni individuo ha una propria importanza nel mondo, escludendo così l’idea di poter essere dei falliti, un messaggio di ottimismo che pervade sempre la pellicola, anche le scene più drammatiche. Nonostante il fiasco dell’uscita nei cinema, La vita è meravigliosa è un viaggio verso la semplicità e concretezza dell’amore, e con gli anni si è giustamente riscattato del tutto, diventando quasi il sinonimo di “cinema natalizio”.


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