Cinema

I dolori del giovane Edo

Giorgio Raulli
30 aprile 2015

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Il diciassettenne pisano Edoardo (Matteo Creatini) soffre di fimosi al pene e questo gli rende impossibile e doloroso ogni tipo di attività, cosa che lo fa sentire insicuro ed impacciato con le ragazze. Tutti attorno a lui sembrano parlare solo di sesso, dal fedele amico Arturo (Nicola Nocchi), così ossessionato dall’idea di perdere la verginità che sarebbe pronto anche a pagare, ai suoi genitori (Michele Crestacci e Bianca Nappi), che lo spingono a dichiararsi a Bianca (Franscesca Agostini), la vicina di casa per cui Edoardo ha una cotta da sempre; persino la sorellina Olivia (Bianca Ceravolo) ha la fissa di far accoppiare a tutti i costi il cane di famiglia. Un fortuito incontro con una ragazza, Elisabetta (Mariana Raschillà) sarà però la molla che spingerà Edoardo a cercare di risolvere il suo problema attraverso “metodi caserecci” ed altri più scientificamente adatti.

 

Short Skin, film d’esordio del documentarista Duccio Chiarini, è uno strano ibrido tra una commedia adolescenziale in stile American Pie e uno di quei film indipendenti sui profondi problemi che i ragazzi affrontano nella crescita. Dalla prima matrice il regista ha preso l’argomento, la comicità, le (molte) nudità, i personaggi secondari ben caratterizzati; dalla seconda invece ha colto la messa in scena, un po’ di malinconia, i colori sbiaditi, le paure del protagonista, la naturalezza persino nelle inquadrature “più intime”, senza l’intento di scandalizzare o di esibire.

Il film vive di umorismo e ironia grazie alla goffaggine del protagonista, alla schiettezza del suo amico, alla famiglia un po’ caotica, ma sa anche suscitare empatia, interesse, nostalgia e riflessione: attraverso la banale ricerca di un adolescente della sua prima volta, Short Skin forse mostra quanto sia complesso reagire al timore per qualcosa, agli ostacoli che ci isolano e sembrano insormontabili. Il problema fisico del protagonista, il dolore concreto che gli provoca, si trasforma in un disagio emotivo: non tanto perché preclude l’esperienza sessuale in sé, ma piuttosto perchè gli impedisce di essere naturale e disinvolto.

Certo è che la sfera sessuale intorno alla quale gira tutto il discorso rende il tutto meno pretenzioso e universale: il regista fiorentino ha preso attori quasi sconosciuti, una storia semplicissima e non troppo eccelsa, ma ha saputo costruire una commedia che, seppur non perfetta, si dimostra essere un’opera prima ben ideata e tutto sommato divertente. Già presentato al Festival di Venezia 2014 e al Festival di Berlino 2015, in sezioni speciali, è uscito finalmente nelle sale italiane dal 23 aprile.


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