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I favolosi anni Ottanta

staff
15 giugno 2011


All’apice del consumismo, gli anni Ottanta sono il periodo così detto felice e spensierato della nostra società. I soldi girano, la moda è sempre più innovativa e stravagante, la droga costa poco e l’ambiguità sessuale è la normalità. Praticamente il paradiso.
Il make up è stravolto. Per prima cosa diventa un must anche per gli uomini (vedi Boy George o David Bowie) che attraverso di esso modificano i propri tratti virili in aggraziate forme femminili. E’ questo il trend riportato in vita dalla teen sensation Tokyo Hotel, il cui cantante Bill Krauliz è spesso scambiato per una graziosa ragazzina. E a buona ragione.
Anche per le donne il make up fa un bel cambiamento. Dalla quasi totale nudità degli anni ’70, improvvisamente le sopracciglia si fanno marcate, lo sguardo più intenso e gli zigomi super accentuati da quella striscia rettangolare di fard ormai passata alla storia. I colori sono accesi, le tonalità le più strane possibili, gli accostamenti devono accozzare tra loro, e più trucco c’è meglio è!
Dall’epoca delle t-shirt extralarge e dei pantacollant ricordiamo inoltre le permanenti epidemiche che non hanno lasciato scampo a nessuno, gli elastici per capelli ricoperti di ciniglia colorata e i Paninari.
Mentre all’estero questo fenomeno non è comparso, in Italia i Paninari sono stati una sottocultura giovanile di gran rilievo. Un movimento – una tribù post-moderna, se la vogliamo fare difficile – composta da giovani con la strenua convinzione che la marca faccia la persona. Il loro modo di vivere contemplava la spensieratezza, la de-politicizzazione in netto contrasto con i ’70 e il cibo dei Fast-Food come Burghy.
Negli anni ’90 il mood è più rilassato. I capelli tornano dritti, il new age richiede linee più morbide e de-strutturate. E’ l’epoca di Calvin Klein, tinte unite e zip ovunque. Il trucco torna più naturale, ma definito nel contouring. Ma questa non è ancora Storia.

Concludiamo così la nostra istruttiva escursione nella storia del trucco.

 

Iashy