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“I have a dream”

Virginia Francesca Grassi
4 aprile 2013


Veniva assassinato 45 anni fa, il 4 aprile 1968, Martin Luther King, simbolo della lotta alla segregazione razziale in USA, leader del movimento per i diritti civili e premio Nobel per la Pace 1964.

La sua morte, avvenuta a Memphis, in Tennessee, è stata per anni oggetto di indagini e ricerche; la tesi di un complotto, sostenuta tra gli altri dalla famiglia King, è stata scartata individuando come unico colpevole James Earl Ray.

La crociata di King per la giustizia, la sua instancabile lotta contro le discriminazioni razziali e il suo impegno nella difesa dei diritti civili – tra cui soprattutto il diritto di voto per gli afroamericani -, l’hanno eletto ad icona della non violenza, dell’uguaglianza e della libertà di tutti gli esseri umani.

Il suo appassionato sogno di fratellanza, in cui tutti gli uomini hanno pari dignità e valore, quale che sia il colore della loro pelle, è racchiuso nei suoi scritti ed interventi, tra cui citiamo “Letter from Birmingham Jail” (Lettera dalla prigione di Birmingham), “Strength to love” (La forza di amare), ma soprattutto il celeberrimo discorso pronunciato il 28 agosto 1963 davanti al Lincoln Memorial a Washington durante la marcia per il lavoro e la libertà: “I have a dream”.

Di questi 17 minuti, a parere degli storici uno dei momenti fondanti della storia americana, proponiamo un estratto, la cui intensità e forza non possono che ricordarci quanto la libertà e il rispetto dell’altro siano un bene prezioso che mai bisogna smettere di tutelare:

«E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno. E’ un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.
Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.
Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.
Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi!
Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E’ questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud».

Virginia Grassi