“I mille volti dell’eros”: parte su Cielo una nuova serie hot

Rosa Vittoria
23 maggio 2014

Img1

Dal 24 maggio ogni sabato alle 23.00, su Cielo parte I mille volti dell’eros, una serie di 8 inchieste firmate da Alberto D’Onofrio, giovane regista-autore che da tempo documenta col suo particolare stile i fenomeni sociali,  esplorando anche i lati più nascosti della sessualità. Non è la prima volta, infatti, che D’Onofrio affronta il tema dell’erotismo con un approccio che non ammette giudizi, censure o filtri. Si limita ad osservare e testimoniare storie di uomini e donne che esprimono liberamente la propria sessualità anche se questo li porta in una direzione di rottura con il comune concetto rispettabilità.

“Con I mille volti dell’eros – spiega il regista  – volevo raccontare la linea di confine tra la morale ed il libertinaggio, attraverso le storie di alcune persone che vivono sulla propria pelle questa sensazione di irregolarità, come se fossero i rappresentanti, non compresi, di un movimento di avanguardia che trova nell’erotismo una forma di espressione culturale. Nel 2014 il sesso è vissuto ancora come un tabù e le persone che decidono di vivere liberamente alcune esperienze ritenute “estreme” vengono giudicate negativamente dalla società”.

copertina

La serie debutta con “Madame web”, la storia di Anna Ciriani, la “porno prof” di Pordenone, che è stata sospesa dall’insegnamento dopo la pubblicazione sul web di alcuni filmati erotici che la vedevano protagonista insieme al marito ed oggi si ritrova a combattere per riavere il proprio lavoro. A sua insaputa, era stato proprio il marito a pubblicare i video, spinto dal desiderio di far diventare sua moglie un’icona erotica. Poi c’è la storia di Cristina Ricci, in arte Michelle Ferrari, che racconta il suo excursus per diventare una nota attrice hard; e poi quella di due gigolò: Roy, 36enne di bella presenza che alla carriera come rappresentante di lavatrici ha preferito questa professione per lui più soddisfacente e Raul, 30enne di Trieste che diventa gigolò dopo il fallimento della sua ditta di costruzioni. A chiudere il ciclo saranno: il racconto della lotta di Gabriele Viti per far capire che anche un disabile, come uomo, ha dei bisogni sessuali; quello sulla “comunità ursina” italiana dove la cultura è basata sull’identità sessuale, sia essa omosessuale o bisessuale; ed infine, l’ultimo documentario è dedicato ad alcuni gay-cattolici di diverse parti d’Italia.

Rosa Vittoria