Arte

I would like a “Tea for two” in Milano

staff
24 dicembre 2011

Vorrei un tè per due, a Milano. Da oggi è possibile godere di questa tradizionale ritualità coniugandola ad una entusiasmante esperienza estetica.
Se è vero che “il tè è un’opera d’arte, e solo la mano di un maestro può renderne manifeste le qualità più nobili” (da “Il libro del tè” di Okakura Kakuzō, 1906), è altrettanto imprescindibile, ai fini di una piena realizzazione di tale autentica cerimonia ristorativa, una strumentazione adeguata. Per quanti amano il Bello, l’aggettivo “adeguato” non può tuttavia essere sinonimo esclusivo di “pratico, funzionale”, ma si colloca irrinunciabilmente all’interno della dimensione artistica.
Ed è a partire da tale sensibilità culturale che si delinea il significato profondo che anima la mostra milanese “Tea for two”, aperta al pubblico sino al 31 Gennaio 2012 presso le Officine Saffi, l’unica galleria nel panorama italiano dedicata esclusivamente all’arte della ceramica.
L’esposizione comprende opere di ventitré firme eccellenti della ceramica – italiane e internazionali – che hanno esplorato con originalità gli infiniti potenziali offerti da una tematica quotidiana, ma certamente non banale. Il rito del tè rappresenta infatti un’occasione significativa  nella vita sociale delle più disparate culture: dalla solennità orientale alla tradizione british del tè delle cinque, fino alla civiltà araba, l’impiego
della bevanda si rivela pratica comunitaria, affettiva ed allegorica, pienamente inscritta nei mondi simbolici mediante i quali l’uomo edifica e sostanzia la propria identità.
In virtù di tale consapevolezza Laura Borghi, curatrice della mostra, ha scelto un tema lineare ma capace di aprire panorami insondati: una teiera unita a due tazze, necessarie per  un “tea for two”.
I risultati artistici riscontrati sono stati notevoli, tanto da indurla ad affermare: “organizzare questa mostra è stato molto eccitante e ha suscitato in me una grande aspettativa, non riuscendo a immaginare l’aspetto delle opere che avrei ricevuto. L’iniziativa si è anche rivelata una felice occasione per conoscere le opere di più di ottanta ceramisti di fama internazionale, delle tecniche ed esperienze più diverse”.
Il legame fra l’ambito del tè e quello dell’arte, del resto, non è cosa nuova. Il sopracitato Okakura Kakuzō lo ha definito così: “esiste un tè buono e uno cattivo, così come esistono dipinti belli a altri brutti – questi ultimi più frequenti. Non esiste ricetta per preparare il tè ideale, così come non ci sono regole che consentano di creare un Tiziano o un Sesson”.
Agli artisti ospitati nelle Officine Saffi va l’indubbio merito di aver sperimentato delle formidabili modalità tramite cui la ricetta artistica del buon tè tende a disporsi nella dimensione del Bello.

 

Luca Siniscalco


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