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Icardi, Cutrone e gli altri: quanto conta il centravanti?

Riccardo Signori
21 agosto 2017

Contano i centravanti, eccome se contano. Qualcuno dirà: anche nella vita. Noi ci limitiamo al calcio e semmai allo sport. Juve, Napoli, Inter e Milan sono partite forte in campionato perché i rispettivi centravanti hanno fatto subito gol. Non è cosa dappoco e neppure all’ordine del giorno. La Juve ha rispolverato il trio dei tenori per far dimenticare mugugni del finale di stagione e la cessione di Bonucci, che non è così importante come vogliono far credere gli avversari e il Milan se lo ha preso in carico. Mandzukic, Dybala e lo spaesatoPipita Higuain hanno messo in chiaro chi conta ai fini del risultato. Milik si è ripreso il posto da numero 9 nel Napoli ed ora sarà spalla a spalla con Mertens. Buon per il Napoli se troverà il modo di farli giocare insieme.

 Milano gode alla prima di campionato con qualche speranza in più rispetto al recente passato. Maurito Icardi ha trascinato la squadra con la sua doppietta che significa subito posizione di testa: in classifica e fra i cannonieri. I gol nerazzurri di Maurito sono ormai 80 e, se guardiamo al peso specifico e alle percentuali, forse ci sono pochi centravanti, in Italia, che hanno saputo contare in modo così imponente a suon di reti sul risultato. Aggiungete che la chiamata della nazionale argentina avrà avuto i suoi effetti, dopo quattro anni di dimenticanza.

  Icardi è stato e sarà ancora protagonista, invece Patrick Cutrone, nato a Como, classe 1998, è la faccia nuova del Milan. Segnar nelle amichevoli è un bel vedere, mettere subito la firma in campionato è indice di qualità e personalità. Cutrone si è fatto largo a forza, il Milan voleva mandarlo a Crotone per farsi le ossa e lui ha risposto: sicuri? Guardate cosa combino: un rigore procurato, gol e assist a Suso per la terza rete rossonera. Questo è più centravanti di quelli che c’erano e se la gioca alla pari con quelli che ci sono. Dunque, buona novella per la gente rossonera. Meglio tenerselo in casa, ha deciso Montella che già l’anno scorso aveva visto lungo con il suo bomberino.

 In nome dei bomber il campionato si è avviato, aggiungete le due reti di Quagliarella ed ecco spiegato il bello del ruolo.  Manca all’ appello  Edwin Dzeko che, l’anno passato, è stato il re dei bombardieri e della Roma. L’avvio lento è una sua consuetudine, certi che si rifarà.

 Senza goleador non ci si diverte: nel calcio e altrove. Prendete l’atleticaUsain Bolt è stato un fantastico centravanti per anni e adesso tutti sono affannati a trovarne un altro. I successi del giamaicano facevano rima con gol, anche spettacolari se vogliamo. Invece l’atletica azzurra cerca “uomini gol” e rimedia solo buchi nell’acquaPietro Mennea era bomber, oggi dobbiamo sperare nel giovane Filippo Tortu. Il saltatore Tamberi non è di quella specie. E che dire del nuoto italianoFederica Pellegrini è stata donna di punta per molte stagioni, ci ha fatto appassionare anche a suon di gossip, ha chiuso con un oro nei 200 sl, che certifica la classe del cannoniere. Non c’è sport senza un bomber: ideale o figurato. Valentino Rossi è stato certamente più bravo dell’Inter, squadra del suo cuore, nell’essere goleador del nostro motorismo. E Seb Vettel oggi è il bomberone della Ferrari.

A ciascuno il suo. E, appunto, il campionato ha ricordato che, senza cannonieri, manca un po’ di sale nel pallone.


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