Musica

Il ‘900 in concerto alla Scala

staff
13 febbraio 2012


Sabato sera, l’orchestra filarmonica de La Scala, diretta dal M° Marko Letonja, è stata protagonista del terzo concerto della stagione sinfonica del grande teatro milanese, che sarà in replica stasera alle 20.00. Il programma accosta ad alcuni compositori entrati ormai nel repertorio classico dell’orchestra, come Bartok o Debussy, un autore della scena contemporanea europea quale Luca Lombardi.
L’occasione vede la presentazione al pubblico della prima assoluta di “Italia mia”, lavoro commissionato ad hoc dal teatro Alla Scala al compositore italiano nel 2011. L’opera, concepita per orchestra, mezzosoprano, basso baritono e voce recitante, deriva il proprio nome dalla canzone CXXVIII del Canzoniere di Francesco Petrarca “Italia mia, benché ‘l parlar sia indarno”; ma non sono solo i versi del poeta toscano ad essere citati. Quello di Lombardi, infatti, è un omaggio a molti degli scrittori che hanno fatto grande la nostra letteratura: le parole di Dante, Leopardi, Quasimodo, Pasolini, Violante, si intrecciano nell’arco di tutta l’opera con la musica, caratterizzata da toni alle volte soffusi, alle volte impetuosi, ma sempre di grande impatto e suggestione. Viene così ripercorsa l’intera storia del paese, dalla formazione del regno nell’epoca risorgimentale, ai giorni d’oggi, passando per tutti i momenti salienti del XX secolo italiano ed europeo. Le voci dei due solisti, per l’occasione interpretati da Monica Bacelli e Lucio Gallo, emergono dall’orchestra fondendosi con il suo suono, come a voler sottolineare anche con la parole ciò che gli strumenti esprimono con le note. La voce di Alessandro Quasimodo invece, (particolarmente legato agli eventi rievocati, in quanto figlio del grande poeta Salvatore Quasimodo) si afferma in modo ben più perentorio rievocando le grandi stragi di vite provocate dalle guerre e dai totalitarismi, ma anche le vittorie della democrazia e della cultura.
A precedere le sonorità contemporanee di Lombardi, troviamo Bela Bartok e la sua suite sinfonica dal balletto “Il mandarino meraviglioso”, che nel 1926, anno della sua prima rappresentazione, fece ben più scalpore di “Italia mia”. Da allora sono passati 85 anni, e l’opera del musicista ungherese si è ritagliata un posto nell’estetica e nella consuetudine musicale di molti ascoltatori, fino a divenire un “classico” nel repertorio di molte sale da concerto.
Nel secondo tempo della serata scaligera, invece, due giganti della musica francese dell’avanguardia di inizio secolo: Claude Debussy e Maurice Ravel. Del primo, la Filarmonica propone il famosissimo “Prélude à l’après-midi d’un faune”, poema sinfonico del 1894 ispirato al poema omonimo di Stéphane Mallarmé. La composizione è considerata il simbolo dell’impressionismo musicale, corrente compositiva che, fra la fine dell’ 800 e l’inizio del ‘900 si prefiggeva di riprodurre in musica gli effetti pittorici dei quadri impressionisti e le atmosfere rarefatte della coeva poesia simbolista.
Di Ravel invece, anch’egli compositore impressionista, viene eseguita la “suite n°2” dalla sinfonia coreografata “Daphnis et Chloé”. Questo balletto di soggetto pastorale, composto fra il 1909 e il 1912 per la compagnia dei Balletti Russi di Diaghilev, è considerato con tutte le sue suggestioni musicali l’opera più strutturata e compiuta di Ravel.
Un concerto dal carattere multiforme quindi, che in un’unica sera attraversa l’Europa e più di un secolo di musica, tracciando percorsi compositivi paralleli o contrastanti, ma sempre e comunque con l’obiettivo di offrire al pubblico milanese un prodotto musicale di altissimo livello.

 

Eva Marti


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