Leggere insieme

Il Cacciatore e la Balena

Marina Petruzio
15 settembre 2013

Il cacciatore e la balena

Decisamente un omaggio a Moby Dick, “Il Cacciatore e la Balena” edito da Logos coglie dell’inseguimento tra l’uomo ed il cetaceo l’aspetto più intimo: quello dell’uomo rispetto all’immensità della natura ed alla sua bellezza, dell’uomo che davanti a tanto splendore può solo mettersi a pensare, a porsi delle domande.
E’ un godibilissimo racconto che invita alla riflessione ed alla discussione.

Achab, in questo caso (ma nell’albo non vi è alcun riferimento ai personaggi di Melville), nelle pagine dai colori pacati vicinissimi a quelli reali di un’alba nebbiosa in mezzo al mare, di una notte di nubi tempestose squarciate improvvisamente dal chiarore di una mezza luna infreddolita, gialle come il sole in una giornata di caldo feroce e senza vento.
Achab, dicevo, non è qui: l’accanito capitano ossessivo e vendicativo è piuttosto un Lupo di Mare rotondo. Barba e folti capelli rosso castano, gote e naso rosso da aria-fredda, testa grossa, che dovrebbe rivelaci già qualcosa di lui, piedi e mani piccole, piccolissime, sproporzionate nelle dimensioni rispetto alla balena ed alla grandezza del suo arpione.
Mani piccole su arpione grande, quasi a voler vanificare lo sforzo di quella caccia: cosa può l’uomo innanzi alla forza ed alla potenza della natura con le sue sole mani?
Di eroico e possente l’uomo ha le armi, qui rappresentate appunto dal grande arpione dal quale il Lupo di Mare non si separa mai, neppure di notte, neppure se fa molto freddo e tutt’intorno gela o se un’alba rosa annuncia una tiepida giornata.
“A volte, mentre dorme, una grande onda culla la carena.
La balena vagabonda tra i fondali, pensa l’uomo.
Stringe saldamente la fiocina e aspetta…”

Lo direi anglosassone nei suoi completi in tweed, nella sua lunghissima sciarpa a riquadri color marronglacè, pesante cappotto, manopole in pelo di foca… lassù all’orizzonte dove le acque sono più gelide e la balena “si fa beffe di me…Ma un giorno la raggiungerò. Le pianterò in corpo il mio arpione e non dovrò rincorrerla per mare senza sosta. Un giorno…”

Camicia e cappello da notte bianco luminoso: la notte Lupo di Mare contempla l’oscurità con una lanterna enorme in una piccola mano – nell’altra come sempre il grande arpione –, oppure alza il naso al cielo contemplando le stelle che lui ama. A volte lo pervade un senso di tristezza, a volte invece loro sorridono, a volte ancora lui cerca di contarle ma loro si spostano, si tuffano in mare, e altre volte ancora lui allunga la mano come a voler toccare l’universo in piedi, proteso…ma il cielo rimane inaccessibile, le stelle sono irraggiungibili. Come questa balena – pensa nel buio il cacciatore mentre gli astri lo accompagnano nel sonno. E così trascorre così la notte al freddo ed in solitudine avvolto da un plaid bluverde.

Un uomo buono, profondo, non uno spietato cacciatore. Divenuto un lupo di mare per il piacere di stare tra cielo e mare in quell’immenso blu che tanto lascia spazio ai suoi pensieri, grandi, e la sua baleniera: un gozzo che andrebbe ridipinto. Non c’è ombra della babele dell’equipaggio, della spietatezza della caccia quotidiana, non c’è voce fuori campo dal dubbio passato a raccontarci i fatti.
Ma due solitudini: quella della balena che ha perso il suo banco durante una burrasca e quella di Lupo di Mare.

E’ al sorgere della quarta alba che la balena si paleserà.
Emergerà accanto a Lupo di Mare sorprendendolo nel sonno: una montagna che dista lo spazio di un braccio.
Il cacciatore litiga col suo stivale che per la fretta non riesce ad infilare, stringe l’arpione e per la prima volta vede la balena, la guarda, ne contempla il dorso alla ricerca di uno spazio per poterla colpire.
“Non c’è uno spazio vuoto!” si stupisce l’uomo.
Il corpo della balena non è liscio e lucido come lo aveva immaginato: il tempo lo ha segnato, le mille avventure, le lotte con altri mostri marini, i coralli e gli scogli urtati, l’uomo che con i suoi arpioni l’ha ferita lasciando profonde cicatrici.
Lupo di Mare la osserva meravigliato: anche il suo di viso mostra i segni del tempo, la sua pelle è la mappa dei lunghi mesi passati in mare, con le sue cicatrici.
Ma sarà l’occhio della balena che segnerà la fine di quest’inseguimento. Un occhio piccolo, sproporzionato in quel corpo così grande, infinitamente umano. Nell’umanità di quell’occhio il cacciatore lascerà il suo sogno: l’arpione resterà alzato, l’uomo immobile mentre la balena impiegherà molto tempo per allontanarsi.

Anche se i calzetti blu a stelle argento indossati dal marinaio quel mattino potevano già svelarci il finale a sorpresa…!

E’ una storia di una profondità e dolcezza “Il Cacciatore e la Balena”, sia nel testo di Paloma Sanchez Ibarzabal sia nelle bellissime illustrazioni di Iban Barrenetxea, al suo primo albo per l’infanzia.

Immagini a volte surreali ( “perché il mare è di foglie?” Chiede Tommaso, attento e saputo lettore di immagini), cariche dello stato d’animo dei due protagonisti. Nessuna ambientazione se non la doppia pagina, lo spazio spogliato nel quale lasciar agire fisicamente ed emotivamente i due protagonisti.

Marina Petruzio

Il Cacciatore e la Balena
di Paloma Sanchez Ibarzabal illustrato da Iban Barrenetxea
Ed.: LOGOS edizioni
Collana: OQO
Euro: 16,95
Età di lettura: 6 anni per la lettura ad alta voce, 8 anni per la lettura autonoma.


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