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Il cammino di Francesco

Carla Diamanti
16 aprile 2015

150415 Cartolina

Un cuneo di colline strette tra monti Reatini e Sabini. Un susseguirsi di verde intervallato da specchi d’acqua o da campi coltivati. Ogni tanto un grappolo di case di pietra corona una vetta. E’ la “valle santa” reatina, dove si rifugiò Francesco di Pietro Bernardone, ricco mercante di Assisi con aspirazioni da cavaliere e un innato senso di ribellione. Qui trovò le risposte che cercava, cambiò vita, camminò, lottò, convinse e divenne il santo che sarà patrono d’Italia.

Chilometri di sentieri tra il verde e il silenzio, lo stesso di oltre otto secoli fa. Nessun rumore tranne il vento che muove le fronde e gli uccelli che svolazzano. Ecco finalmente una chiesetta e, davanti, un sentiero si intrufola in mezzo al bosco. Un groviglio di nodi giganteschi e di rami possenti che partono dai tronchi e che si riuniscono in un’immensa selva di foglie sopra una specie di giaciglio di legno. Secondo la leggenda popolare, la pianta modificò la sua forma aprendosi a ombrello e ripiegandosi su se stessa per proteggere Francesco da un improvviso temporale.

Siamo all’inizio della storia di Francesco e già ci sembra di essere pervasi dalla spiritualità e rapiti dall’essenza dei luoghi. Sarà per l’isolamento? Sarà la bellezza di questi monti ricoperti di verde? Sarà stato anche questo a colpire Francesco e a farlo tornare per tanti anni in questa valle?

“Francesco cercava le spaccature della pietra perché rappresentavano le ferite che la terra aveva subito quando era stata scossa dal terremoto dopo la crocifissione di Cristo”. E all’isolamento alternava i viaggi, in un costante avvicendarsi tra solitudine e proselitismo.

Nei pressi del santuario chiamato La Foresta lo sguardo è rapito dalla perfetta geometria di colori iscritta in un rettangolo di terra altrettanto perfetto e squadrato. Una meraviglia che sembra uscita dal pennello di un pittore. Appare e scompare tra le edicole con maioliche che raccontano la via crucis e che guidano il percorso fino a un’altra minuscola cappella. Navata unica, pochi affreschi, pareti spoglie. Molte coppie lo scelgono per celebrare il matrimonio, alla condizione che gli addobbi floreali siano sobri, che la festa non turbi il raccoglimento del luogo e che gli invitati non chiedano di entrare nel chiostro.

Ripartiamo portando con noi tanti spunti su cui meditare, un nuovo timbro sul passaporto del pellegrino e un cordoncino con appesa una minuscola Tau di legno. E’ il segno di Francesco, quello che lui impresse nei luoghi in cui soggiornò e che scelse perché simbolo di redenzione biblica.

Carla Diamanti
www.thetraveldesigner.it


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