Il caso Cucchi: pene sospese per 6 medici, assolti gli agenti

Davide Alessandro Giannattasio Fanigliulo
10 novembre 2014

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Sono passati 5 anni ormai dalla morte di Stefano Cucchi e la giustizia è ancora “in corso”. Ma analizziamo la vicenda.

Il 15 Ottobre 2009 Stefano Cucchi, giovane geometra di 31 anni, viene arrestato per possesso di stupefacenti (quali Hashish e cocaina) e posto in custodia cautelare. Il ragazzo versava in un evidente stato di malnutrizione, pesava appena 43 kg per 176 cm di altezza. Il giorno successivo, all’udienza era già in pessime condizioni: mostrava evidenti ematomi agli occhi e faceva fatica a camminare e parlare.

Nonostante il suo stato, una nuova udienza viene fissata per alcune settimane dopo. Una volta riposto in custodia cautelare, le sue condizioni peggiorano e visitato all’ospedale Fatebenefratelli si rilevano lesioni ed ecchimosi alle gambe, al viso, all’addome, al torace e due vertebre fratturate.

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Morirà all’ospedale Sandro Pertini il 22 Ottobre 2009. Al momento del decesso Cucchi pesava solo 37 kg.   Il personale del carcere ha sempre negato qualsiasi tipo di abuso fisico ai danni di Stefano Cucchi, tuttavia la famiglia da anni chiede giustizia mostrando le foto scattate all’obitorio che rendono visibili le lesioni sul corpo del ragazzo. Il sottosegretario di Stato Carlo Giovanardi aveva dichiarato che Stefano fosse morto a causa di anoressia e tossicodipendenza. In seguito a queste dichiarazioni chiese scusa ai famigliari pentendosi di averle pronunciate.

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Il 05 Giugno 2013 la corte d’Assise condanna in primo grado 4 medici dell’ospedale Sandro Pertini a un anno e quattro mesi, il primario a due anni di reclusione per omicidio colposo e un medico a 8 mesi per falso ideologico. Gli infermieri e gli agenti penitenziari, accusati di lesioni personali e abuso di autorità sono stati, invece, assolti per insufficienza di prove.

Tuttavia il 31 ottobre 2014, la corte d’appello di Roma ha assolto tutti gli imputati, compresi i medici. Ora la famiglia si appellerà alla Suprema Corte di Cassazione per cercare quella giustizia che fino ad ora l’ha ignorata.

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Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, in lacrime ha affermato: “Mio fratello è morto di ingiustizia. I medici dovranno fare i conti con la loro coscienza, mio fratello non sarebbe morto senza quel pestaggio”. I genitori del ragazzo ucciso hanno aggiunto: “Andremo avanti fino in fondo, scopriremo la verità. E’ lo Stato che deve trovarla”.

Se la Cassazione dovesse confermare l’omicidio colposo dei medici, quest’ultimi dovranno pagare un risarcimento, immediato, di 100.000 euro al padre, altrettanti alla madre e 80.000 euro a Ilaria. Cifre che verrebbero poi stabilite in sede civile.

Secondo il legale della famiglia, questo è il fallimento dello stato. “Tre anni fa avevo previsto questo momento” ha detto Fabio Anselmo, il legale della famiglia Cucchi, che continua: “Questo è un fallimento dello Stato, perché considerare che Stefano Cucchi è morto per colpa medica è un insulto alla sua memoria e a questa famiglia che ha sopportato tanto. E’ un insulto alla stessa giustizia”.