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Cinema

Il castello nel cielo

staff
27 aprile 2012

La giovane Sheeta è tenuta prigioniera dal cinico colonnello Muska a bordo di un’aeronave diretta verso la fortezza Tedis. Durante il volo, vengono attaccati dai pirati guidati dall’intrepida Dola, che vuole impossessarsi del ciondolo che la ragazzina porta al collo: il gioiello permette di vincere la forza di gravità e di localizzare la leggendaria isola fluttuante di Laputa, dove sono custoditi immensi tesori.
Il film di Hayao Miyazaki (vincitore dell’Oscar per il miglior film di animazione nel 2003 con “La città incantata”, e regista de “Il castello errante di Howl”) uscì nei cinema giapponesi nel 1986, ma in Italia fu distribuito esclusivamente in home-video grazie alla Walt Disney. Solo oggi, a ben 26 anni di distanza dalla comparsa nelle sale giapponesi, la Lucky Red ha presentato il film sui grandi schermi italiani in una nuova edizione ridoppiata per l’occasione.
«Sono felice di rilavorare su questo film – ha spiegato Gualtiero Cannarsi, il curatore dell’adattamento dei dialoghi del film – perché questo mi permette di scrivere daccapo i copioni, con nuove e più profonde cognizioni linguistiche. Per quanto riguarda il cast, abbiamo voluto confermare il precedente, salvo esigenze e casi particolari, spesso dettati da ragioni di forza maggiore».
È forse il film più completo di Miyazaki, con i suoi legami con l’universo letterario per l’infanzia e un gusto umoristico tutto personale, in un buon connubio tra poesia e sfrenata fantasia. Il merito della riuscita spetta anche ad animatori storici degli anime come il compianto Yoshinori Kanada (celebre per “Daitarn III”), la cui voglia di sperimentare ha dato vita alle mirabolanti scene d’azione del lungometraggio.
Ne “Il castello nel cielo” ci lasciamo avvolgere da un vero e proprio mondo tutto da esplorare: per ricreare le atmosfere e le location del film, il regista ha compiuto un viaggio in Galles, in un periodo tormentato per la società britannica dell’epoca, tra chiusura di fabbriche e miniere. L’esperienza ha colpito molto Miyazaki, finendo per confluire nel tessuto narrativo del film, dove, oltre a paesaggi meravigliosi, incontriamo anche il forte temperamento della comunità di minatori, tra archeologia e rivoluzione industriale, una nostalgia per un passato lontano e innocente e la fiducia per un futuro di pace. Il film vuole infatti porre l’accento sullo scetticismo del regista per la scienza e la tecnologia e sull’uso che l’uomo ne fa in una gara continua per ottenere maggiore potere, portando con sé inevitabilmente violenza, avidità e ingiustizia.

 

Giorgio Raulli


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