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Il cattivone è «il mio Tesssoro»

Claudia Alongi
13 dicembre 2012

L’immaginario cinematografico è popolato da personaggi positivi, virtuosi e concilianti in cui, secondo una delle più basilari “regole” di sceneggiatura, è facile immedesimarsi.
Ma diciamoci la verità, per un qualche motivo sconosciuto, finiamo tutti irrimediabilmente, per subire il fascino del Villain: la nemesi del protagonista, l’antieroe enigmatico, scellerato e quasi sempre irrecuperabile che ci assicura il colpo di scena.
Alcune pellicole hanno spiccato su altre, oltre che per l’eccellente forza narrativa, anche per aver “raccontato” le storie di cattivi memorabili. Ne sono un esempio Alex De Large, Jack Torrance, Joker, Gordon Gecko, Voldemort.

E oggi, in concomitanza dell’uscita nei cinema italiani di Lo Hobbit, prequel basato sull’omonimo libro fantasy di J.R.R. Tolkien e ambientato sessant’anni prima degli eventi raccontati ne Il signore degli anelli, non si può non parlare di Gollum: il piccolo hobbit dannato e affamato di potere che, a dire il vero, ha qui un ruolo per certi versi marginale.
Si tratta comunque di un personaggio decisivo nella trama narrativa del regista neozelandese Peter Jackson. È l’incarnazione del conflitto tra bene e male, un personaggio scisso (nasce Sméagol ma inebriato dal potere dell’anello, dimentica se stesso e si snatura in Gollum). Un corrotto la cui brama ne causerà alla fine l’autodistruzione.
Gollum è una figura controversa che ammalia lo spettatore e lo induce a sperare nella sua redenzione (incompiuta).

Onore al merito va all’interpretazione esemplare di Andy Serkis, indiscussa star del Motion Capture (una tecnologia che permette di realizzare immagini virtuali catturando ogni minimo movimento, gesto, espressione di un attore in carne e ossa).

Non ci resta che correre tutti al cinema alla ricerca del nostro tesoro!

Claudia Alongi


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