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Il “coccodrillo” di Roberta di Camerino: la fine di un’azienda italiana

Emanuela Beretta
11 dicembre 2014

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La storica azienda Roberta di Camerino è stata acquisita dal fondo Private Equity United Trade Group Ltd. (UTG): un altro pezzo di storia della moda italiana, quella del bello e ben fatto, migra verso l’estero.

Eppure il marchio è passato indenne attraverso anni di contestazioni e rivoluzioni nell’ambito del costume e della storia recente della moda. La “Signora” Giuliana  Camerino, nata e vissuta a Venezia – artefice indiscussa del marchio Roberta di Camerino – ha precorso i tempi, ha saputo anticipare i cambiamenti socio-culturali e, ancora oggi, genera curiosità in chi desidera indossare accessori di classe. È lei, per prima, ad attribuire all’accessorio un ruolo da protagonista nel guardaroba femminile.  Per le sue borse utilizza tessuti preziosi come il velluto soprarizzo,  tessuto a mano su antichi telai del ‘700, proponendo colori vivaci: Il verde, il rosso, il blu che hanno segnato la moda e piacevano a Coco Chanel e Christian Dior. La famosa Bagonghi fu persino l’idolo di Grace Kelly.

Nel 1956, durante la sua prima sfilata a Palazzo Pitti, irrompe nel mondo dell’abbigliamento con i suoi abiti in jersey-stampato, con motivi pittorici ispirati al Surrealismo e al trompe-l’oeil, per completare un  guardaroba essenziale con un tocco di ironia e classe. Salvador Dalì disse di lei: «È la prima volta che vedo l’arte nella moda, ci vuole talento e Giuliana ne ha».

A conclusione della mia ultima intervista alla “Signora”, come veniva definita,  poco prima della sua scomparsa mi disse: «Noi adulti abbiamo il dovere di trasferire ai giovani strumenti idonei ad educare il gusto personale e il senso estetico. I ragazzi sono troppo influenzati dai media, dai costumi di scena dei loro idoli, adatti ad un palcoscenico che, troppo spesso, vengono indossati nel quotidiano».

Quel gusto del bello e quella creatività che per noi italiani sono innati, oggi, per l’ennesima volta, lasciano il Bel Paese. Roberta di Camerino, addio!


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