Cinema

Il dolore di Claire in Cake

Giorgio Raulli
7 maggio 2015

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Claire (Jennifer Aniston) soffre di un dolore cronico in seguito a un grave incidente, di cui porta segni evidenti su tutto il corpo; il suo malessere è in gran parte anche emotivo, soprattutto perché in quella tragedia ha perso suo figlio. Piena di rabbia per la sua situazione estrema, Claire boicotta ogni tipo relazione con gli altri, dal marito (Chris Messina) ai membri del suo gruppo di supporto, coordinato da Annette (Felicity Huffman). L’unica persona che le rimane accanto è la sua domestica Silvana (Adriana Barraza), che cerca di aiutarla il più possibile, biasimando il suo abuso di alcool e antidolorifici. Il suicidio di una dei membri del gruppo, Nina (Anna Kendrick), la fa sprofondare nel pensiero fisso della morte, tanto da cercare un contatto con il marito di Nina (Sam Worthington).

Cake, regia di Daniel Barnz, cerca di esplorare la vita quotidiana della sua protagonista per capire i suoi tormenti fisici e emotivi; cinica, dolorante, imbruttita, completamente abbandonata alle sue sofferenze, Claire nasconde grandi fragilità e paure, oltre al senso di colpa per la morte del figlio. Tutti elementi che lo spettatore deve ricostruire da solo, pian piano: il regista ha scelto di non rivelare nulla riguardo l’incidente, perché ciò che interessa alla macchina da presa sono la depressione e l’ira della protagonista, una donna che però sotto sotto desidera poter risollevarsi e andare avanti.

Interessante è vedere la Aniston in un ruolo davvero drammatico: in Cake la Rachel di Friends riesce a dimostrare le sue doti attoriali, portando in gran parte tutto il peso della pellicola; la buona resa del cast è aiutata anche dall’interpretazione di un’attrice del calibro della Barraza. Per il resto il film fa fatica ad arrivare fino in fondo al cuore dello spettatore: l’intento strappalacrime che chiaramente è alla base della storia ha un grosso potenziale che però non viene sfruttato fino in fondo. La narrazione di alcuni momenti della vita di Claire, infatti, appaiono non necessari e rallentano molto il ritmo (già pacato, com’è tipico di un drama simile).

Se le visioni del fantasma di Anna Kendrick sono giustificate dagli psicofarmaci e dalle ossessioni della protagonista, la sequenza della ladruncola che è stata inserita verso il finale non ha nessun peso nella trama. Anche la parentesi, potenzialmente interessante, in cui Claire si fa accompagnare oltre la frontiera per comprare antidolorifici senza ricetta risulta priva dei (possibili) intenti di denuncia dell’abuso e del contrabbando di farmaci, ma appare quasi come un respiro distensivo nel dramma, aprendo allo stretto legame che la protagonista ha con la sua badante messicana.

Nel complesso, quindi, il film indipendente di Barnz è costruito su una storia interessante e piena di spunti che però sono stati sviluppati in modo un po’ maldestro, senza valorizzare a pieno i personaggi e le buone interpretazioni degli attori. Presentato al Toronto Film Festival nel settembre 2014, il film è nelle sale italiane dal 7 maggio.


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