Cinema

Il dramma del comparaggio ne “Il venditore di medicine”

Giorgio Raulli
2 maggio 2014

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Bruno (Claudio Santamaria) fa l’informatore medico e dovrebbe semplicemente far visita ai medici, ma le cose stanno diversamente: l’azienda per cui lavora pratica il comparaggio e Bruno sposa corruzione e inganno senza troppi scrupoli, controllato strettamente dal suo capo (Isabella Ferrari). La sua situazione inizia a diventare precaria e, per non essere licenziato, cerca di corrompere un primario di oncologia (interpretato da Marco Travaglio), che però sembra irremovibile. Anche a casa c’è aria di crisi, perché la moglie Anna (Evita Ciri) vuole un figlio, ma lui non si sente pronto. L’incontro con un suo vecchio amico (Pierpaolo Lovino), però, porterà Bruno ad aprire gli occhi su molti aspetti della sua vita.

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Scritto dal regista Antonio Morabito, insieme a M. Pellegrini e A. Pagani, Il venditore di medicine apre una finestra sul mondo farmaceutico e sulla corruzione che purtroppo dilaga in una realtà tanto importante. Un thriller con gli intenti di un documentario d’inchiesta, un film di denuncia molto dura che però – fatta eccezione per il taglio giornalistico all’inizio e conclusione del film – si sviluppa attraverso una storia con personaggi di fantasia. Lo stesso protagonista Bruno, così come i suoi rapporti con la famiglia, gli amici e i colleghi sono tutti condizionati esclusivamente dalla tensione e dalle pressioni del suo lavoro.

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La pellicola, presentata l’anno scorso al Festival del Cinema di Roma, ha da subito scatenato discussioni e polemiche per la sua natura cruda e accusatoria; a sottolineare la drammaticità è la scelta di un protagonista negativo, senza scrupoli, ma anche complesso perchè figlio di una società piena di furbizie, prevaricazioni e contraddizioni. Santamaria dimostra il suo talento interpretando perfettamente ansie e insicurezze che spingono poi il suo personaggio nella disperazione dell’agire in modo quasi spietato, sebbene tenti alla fine di riscattarsi, incapace ormai di resistere alla dicotomia vittima/carnefice che alberga in lui, un uomo stretto da una morsa asfissiante.

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Morabito, che ha tratto ispirazione per questa pellicola dalla sua personale esperienza con la lobby farmaceutica e i suoi meccanismi, tenta di raccontare il dramma umano che si cela dietro quello economico, anche se l’aspetto critico prevale decisamente su quello narrativo e sulla costruzione dei  personaggi del film; Il venditore di medicine è un lungometraggio non privo di difetti e a tratti un po’ lontano dalla realtà dei fatti, ma senz’altro coraggioso e contrassegnato da un messaggio serio e sconvolgente. Al cinema dal 30 aprile.

Giorgio Raulli


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