Arte

Il genio e la memoria di Boccioni a Palazzo Reale

Rita Cotilli
19 marzo 2016

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“Tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido”. In questo breve periodo sono condensati il pensiero e la poetica di Umberto Boccioni, rievocati attraverso un’esposizione a lui dedicata in occasione del primo centenario della sua morte (1882-1916).
La mostra dal titolo “Boccioni. Genio e memoria”, visitabile dal 23 marzo fino all’11 luglio, è stata promossa dalla Soprintendenza del Castello Sforzesco in collaborazione con il Museo del Novecento e Palazzo Reale, quest’ultimo sede dell’evento.

Umberto Boccioni, Autoritratto, 1908

Umberto Boccioni, Autoritratto, 1908

La città meneghina vedrà riunita per la prima volta la più vasta raccolta di opere dell’artista mai realizzata finora, per un totale di oltre 300 lavori tra dipinti, sculture, incisioni, fotografie d’epoca e documenti inediti, scoperti recentemente presso la Biblioteca civica di Verona.
Il percorso, cronologicamente organizzato, risulta distinto in due diverse sezioni: quella  dedicata all’età giovanile e quella incentrata sugli anni della maturità futurista, tese entrambe a sottolineare il genio creativo dell’artista e gli ideali estetici che furono d’ispirazione per i suoi lavori.

Umberto Boccioni, Dinamismo di un ciclista, 1913

Umberto Boccioni, Dinamismo di un ciclista, 1913

Spartiacque e, al tempo stesso, trait d’union tra i due periodi è il corpus degli oltre 60 disegni del Castello Sforzesco, realizzati tra il 1906 e il 1916. In essi è possibile rintracciare l’intera parabola artistica di Boccioni, dalla formazione ancora accademica, di stampo simbolista ed espressionista, pervasa da chiare influenze classiche, rinascimentali e barocche, sino alla piena e matura adesione ai canoni del Futurismo.
Un’esposizione, dunque, eterogenea che spazia dallo studio sul dinamismo, ai ritratti, sino alle serie di vedute paesaggistiche e urbane, mettendo in risalto soprattutto l’attività artistica svolta nel capoluogo lombardo e i rapporti intessuti con personalità dell’epoca, come il legame che l’unì a Filippo Tommaso Marinetti, culminante con l’adesione al movimento avanguardista alla fine del 1909.

Umberto Boccioni, La risata, 1911

Umberto Boccioni, La risata, 1911

La mostra costituirà quindi l’occasione per cogliere l’importanza e la centralità dell’arte italiana nel panorama europeo di inizi ‘900 mediante le opere di uno dei suoi massimi esponenti  e permetterà di scoprire un volto inaspettato e sorprendente di Milano, epicentro culturale e culla di bellezze, viste attraverso  gli occhi audaci e futuristi di Umberto Boccioni.


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