Fotografia

Il Giappone di ieri oggi

Alberto Pelucco
10 aprile 2013

Anonimo, Venditore ambulante di scope, 1880-1890 ca.

È un Giappone dai due volti il protagonista della mostra “Geishe e Samurai. Esotismo e fotografia nel Giappone dell’Ottocento”, allestita al Palazzo Ducale di Genova dal 18 aprile al 25 agosto 2013. 112 stampe fotografiche originali illustrano come giapponesi stessi e viaggiatori europei dell’Ottocento percepissero questo Paese che, sotto la dinastia Meiji, si avviava ad uscire da un isolamento di tre secoli. Immagini di Samurai, uomini, donne, bambini di tutti i giorni, nei loro mestieri o riti sacri quotidiani, si accompagnano ad altre dedicate a Geishe e Lottatori di Sumo. Il tutto integrato da sette vasi di altissima fattura di epoca Meiji appartenenti al Museo di Arte Orientale Edoardo Chiossone, che ospita oltre 20.000 tra dipinti, stampe policrome, smalti, maschere teatrali, tessuti e costumi raccolti dall’incisore genovese da cui lo spazio espositivo trae il nome. Ma cos’era il Giappone? Forse una terra dove la perfezione regnava incontrastata? Oppure una realtà che ogni tanto si concedeva anche momenti di svago? Questa la domanda cui il nostro viaggio dovrà dare risposta.

Ogawa Kazumasa, Due donne raccolgono molluschi sottocosta, 1890 ca.

Ebbene, il Giappone ha sempre avuto una disciplina ferrea, che si esprimeva ad esempio nel valore dei Samurai, servitori di signori (Shogun e Daimyo), nel costante timore di retrocedere a Ronin (cioè “senza i vincoli di un padrone, perciò alla deriva”), a causa di prestazioni non soddisfacenti. Oppure nel pesante lavoro dei raccoglitori di riso, praticato con modalità che ricordano quelle seguite dalle mondine nella Bassa Novarese almeno fino al primo Novecento.
In tutto questo trovano spazio anche i lottatori di Sumo e le geishe stesse, da molti erroneamente considerate prostitute. Le geishe (dal sino-giapponese “gei”[arte] e “sha”[persona]) erano vere artiste che un percorso di iniziazione rendeva ferrate nella musica, nel canto, nell’arte della conversazione, della composizione poetica e molto altro. A caratterizzarle una notevole libertà – sconosciuta in Europa almeno sino all’Otto-Novecento –, la quale solo occasionalmente degenerava in libertinaggio.

Anonimo, Veduta di Miyajima, 1880-1890 ca.

Una società fantastica, che, pur molto arretrata sino al XIX secolo, ha sempre dimostrato una notevole apertura mentale: basti pensare al principio filosofico Kai-Zen, traduzione dell’aristotelico Aristeùein Aieì, “migliorarsi sempre”. Oppure al viaggio compiuto nel 1585 in Europa da quattro giovani giapponesi (Itō Mancio, Miguel Chijiwa, Juliano Nakaura e Martino Hara, di età compresa tra i 13 e 15 anni), desiderosi di conoscere città come Lisbona, Genova, Milano, Venezia, con Tintoretto incaricato dal Senato di dipingerne i ritratti.

Kusakabe Kimbei (attr.), Geisha che si specchia mentre si fa acconciare i capelli, 1890 ca.

Ritratti distanti anni luce dalle stampe esposte alla mostra, autentiche opere d’arte della Scuola di Yokohama, che su carta all’albumina colorata a mano raffigurava la società dell’epoca integrando la tecnica delle grafiche tradizionali con le potenzialità della neonata arte fotografica, ancora poco conosciuta nel resto del mondo, a dimostrazione della sensibilità del Paese del Sol Levante per le avanguardie artistiche e tecnologiche.
Queste e molte altre le riflessioni ispirate da una collezione così completa come quella del Palazzo Ducale genovese.

Alberto Pelucco

Geishe e Samurai. Esotismo e fotografia nel Giappone dell’Ottocento – a cura di Francesco Paolo Campione
18 aprile – 25 agosto 2013
Palazzo Ducale di Genova, Piazza Matteotti 9 16123 – Genova
Web: www.palazzoducale.genova.it
Mail: palazzoducale@palazzoducale.genova.it
Tel. 0105574065

Orario:
martedì-domenica 10–19
Biglietto:
intero € 10, ridotto € 8, gruppi € 7, scuole € 4


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