Arte

Il giardino della modernità: l’utopia di Alessandro Roma

staff
12 maggio 2012

Fra lo smog ed il traffico delle metropoli occidentali, ma ormai anche orientali, si respira anidride carbonica e si viaggia assecondando il ritmo globalizzato della divisione del lavoro. In questa quotidianità postindustriale e  postmoderna, edificata integralmente sui -post e ancora in cerca di un’identità, permane un anelito ad una originarietà mitica e primaria, insopprimibile in ogni uomo.
Tra le figurazioni simboliche dotate di maggiore valore espressivo e propulsivo, vi è il giardino, emblema archetipale di una dimensione aurea ed utopica sovratemporale. Il giardino, celebrato in tutte le religioni –basti pensare all’Eden cristiano ed al giardino delle Esperidi pagano- e ricreato dall’uomo sulla terra nelle più disparate culture trova una concretizzazione figurativa straordinariamente attuale nella sua inattualità in Alessandro Roma. La mostra personale del giovane artista milanese, formatosi all’Accademia delle Belle Arti di Brera, è ospitata presso la Brand New Gallery sino al 24 Maggio.
“Il sole mi costrinse ad abbandonare il giardino” è un titolo affascinante ed evocativo, che  mira a configurare l’atmosfera dominante dell’esposizione. Il giardino, luogo magico ed in perenne trasformazione, richiama la consapevolezza  – radicalmente goethiana – dell’unità dei viventi in un processo continuo, ciclico e metamorfico, in cui l’uomo può risultare in perfetta armonia rispetto alla natura circostante.
Il tema del giardino è considerato idealmente, secondo la lezione di Paul Klee e di Monet, tramite una tecnica di pittura e collages dai colori potenti e suggestivi e mediante una scultura in equilibrio fra figurazione ed astrazione, fra forme antropomorfe e naturali.
Si apre allora un percorso onirico, reso possibile da una decisa volontà artistica impegnata nell’immaginazione di mondi increati oltre il reale, secondo un’istanza utopica ed una tensione verso la bellezza in cui fatica e desiderio si rincorrono.
L’abbandono del giardino da parte di Adamo non è allora forse definitivo: la nostra modernità, pur dilacerata ed alienata, vi continua a mirare. Ne è testimone il crescente interesse dell’arte contemporanea verso il tema del giardino, sempre più frequentemente oggetto di raffigurazioni ed interpretazioni visive.
É in questo quadro ermeneutico che il giardino di Alessandro Roma può essere inteso in senso eminentemente politico, come ben chiarificato dal poeta e critico americano Barry Schwabsky, che così afferma nel testo in catalogo della mostra: “Stiamo cercando, seppure procedendo per tentativi, di riconsiderare il nostro rapporto con il luogo in cui ci troviamo, con la terra, e ci rendiamo conto che i nostri rapporti interpersonali -tra persona e persona, nazione e nazione, civiltà e civiltà- sono destinati a fallire se non si possono garantire le basi fondamentali in tali relazioni (…). Oggi più che mai il tema del giardino sembra intrinsecamente politico. (…) Quello che propone il tema del giardino è che gli esseri umani e la natura possono ancora collaborare.”

 

Luca Siniscalco


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