Arte

Il gioco è finito: è ora di dipingere, con Stefano Gentile

Luca Siniscalco
21 giugno 2014

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“Guerra e fede” sarebbe un’ottima introduzione all’opera di Gentile. No, non stiamo parlando del filosofo idealista Giovanni, autore dell’opera citata. Alludiamo piuttosto all’estetica dell’omonimo Stefano, artista contemporaneo, classe 1976. Esordiamo mischiando i termini e le carte perché è nello stile dell’autore, trasformista ludico e surrealista pop. E perché i due termini citati, guerra e fede, risultano realmente utili – si sa, le coincidenze possono essere junghianamente significative – alla presentazione della poetica dell’artista e, in particolare, della sua mostra romana “Game Over”, ospitata presso la White Noise Gallery.

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L’esposizione approfondisce infatti, mediante uno sviluppo sui tre livelli della galleria, gli eventi centrali della storia contemporanea, costruita mediante conflitti – militari e politici, spesso culturali e simbolici – e fedi ardenti – religiose, ideologiche, civili. Gli episodi della nostra storia recente vengono riletti mediante una trasfigurazione iconica attuata con una lente pop, basata su un’estetica urbana, ludica, in cui la serietà del dramma viene smorzata da un’ironia pungente. Questa estetica nerd, in cui elementi del Risiko, di Super Mario e di Tetris si mischiano alle rappresentazioni di Piazza Tienanmen, di Saddam e del muro di Berlino, crea nuove ambientazioni surreali e spaesanti, dove il cult assurge alla dignità della storia e quest’ultima viene ridimensionata rispetto alle sue aspirazioni onnipervasive e totalitarie.

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La mostra di Stefano Gentile, a cura di Eleonora Aloise e Carlo Maria Lolli Ghetti, vivifica atmosfere da Pop Art nel genere Geek, senza dimenticare i riferimenti al surrealismo, profondamente amato dall’artista. I temi della serialità artistica, dell’arte di propaganda, della mercificazione culturale trovano un nuovo luogo di discussione, proprio attraverso quella potenza dell’immagine di cui si alimenta la società a noi contemporanea. Un mondo in transizione, in cui anonimia, dimensione 2.0 e tentacolarismo urbano suscitano sconcerto, passioni e contrasti. Come è evidente nelle creazioni di un artista che così narra in terza persona la propria avventura: “lasciò il lavoro e cominciò a dipingere ciò che vedeva veramente, reinterpretando le opere d’arte più famose come sarebbero state se Dalì, Magritte e Warhol fossero nati su Naboo o immaginando eroi Marvel® e DC Comics® in contesti dissacratori e ironici, perché dissacrazione ed ammirazione devono sempre andare di pari passo”.

“GAME OVER”
12 giugno – 31 luglio 2014
White Noise Gallery – Via dei Marsi 20/22 – ROMA
Tel: 0039 06 4466919 – whitenoisegallery.it
Mar-Sab: 12:00-20:00

Luca Siniscalco


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