Cinema

Il giovane Victor Frankenstein

Giorgio Raulli
7 aprile 2016

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Il ribelle studente di medicina Victor Frankenstein (James McAvoy) e il suo brillante assistente Igor (Daniel Radcliffe), fidato amico salvato dalla schiavitù di un circo, si ritrovano a ricercare insieme la loro visione comune del mondo: assistere l’umanità attraverso una rivoluzionaria ricerca sull’immortalità. Gli esperimenti di Frankenstein finiscono però per spingersi oltre, tanto che lo stesso Igor, aiutato dalla bella Lorelei (Jessica Brown Findlay), cercherà di salvare il suo amico e mentore dal baratro della follia, come anche dal religioso ispettore Turpin (Andrew Scott).

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Il regista scozzese Paul McGuigan opera il difficile tentativo di dare vita ad un corpo costruito da membra differenti: il risultato, come per il celeberrimo Dottore protagonista, è un mostro assemblato da varie parti, di per sé funzionanti. Il titolo Victor – La storia segreta del dott. Frankenstein porterebbe al centro il giovane personaggio delineato 200 anni fa da Mary Shelley, tuttavia la figura portante, nonché narratore della storia, è l’assistente Igor, una figura ormai entrata a pieno nell’immaginario collettivo horror, nonostante nel romanzo originale non sia presente – fu introdotto per la prima volta nel film datato 1931.

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L’impostazione di fondo sul contrasto tra scienza e religione non  possiede sufficiente forza: l’ispettore, credente e vedovo, non riesce a farsi valere nelle sue motivazioni (condivise o meno, questo è soggettivo), mentre Victor, brillante e carismatico, pecca nella sua paradossale irrazionalità; il primo purtroppo non incarna un villain sufficientemente convincente, mentre il secondo non lascia spazio a nessuna immedesimazione o affezione al personaggio, nonostante l’interpretazione (buona proprio perché sopra le righe) di McAvoy.

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La pellicola inoltre cambia continuamente binari, passando dall’horror (se così può definirsi) al film citazionista (sono molti i riferimenti alla letteratura, ma soprattutto al cinema di Frankenstein), dal sentimentale all’action; sebbene in genale la commistione di elementi sia quasi sempre un valore aggiunto per un film, in Victor – La storia segreta del dott. Frankenstein è tutto troppo scollegato, nonostante i tentativi registici di renderlo simile, per atmosfere e scelte tecniche, molto simile allo Sherlock Holmes di Guy Ritchie.

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Purtroppo anche i personaggi secondari risultano di poco spessore, se non inutili, nonostante gli interpreti, in particolare Charles Dance nei panni del padre severo e scontento del figlio Victor. L’apertura, velata, ad un seguito che approfondisca meglio il tutto, oltre che alla vera storia narrata nel romanzo della Shelley, non sembra una grande idea, se queste sono le premesse. Programmato originariamente per uscire nelle sale statunitensi a fine ottobre 2014, il film è slittato di ben un anno (novembre 2015), arrivando nei cinema italiani il 6 aprile.

 


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