Musica

Il Lohengrin apre la nuova stagione della Scala

staff
26 novembre 2012

Ormai l’inaugurazione della stagione scaligera 2012/2013 del 7 Dicembre si avvicina, e con essa aumenta l’attesa trepidante degli appassionati per la nuova produzione del “Lohengrin”.
L’arte wagneriana è stata spesso protagonista alla Scala, specialmente nelle celebri aperture di stagione. Il 2007 è stato l’anno di “Tristan und Isolde” con l’encomiabile regia di Patrice Chéreau; nel 2010 è stata la volta di “Die Walküre” con un multimediale e grandioso allestimento diretto da Guy Cassiers; quest’anno invece sarà protagonista appunto il Lohengrin, con la regia di Claus Guth, fresco di debutto alla Scala con “Die Frau ohne Schatten” di Richard Strauss.

La direzione musicale è affidata alla bacchetta esperta di Daniel Barenboim, che guiderà un eccezionale cast di cantanti, tutti esperti interpreti wagneriani. Il ruolo protagonista, il Lohengrin che dà il titolo all’opera, è interpretato da Jonas Kaufmann che, dopo la Carmen del 2009, è alla sua seconda inaugurazione scaligera. Al suo fianco, nelle vesti di Elsa di Brabante, ci sarà il soprano Anja Harteros. Sarà senz’altro interessante rivedere i due cantanti insieme, dopo la discutibile regia di Richard Jones che li ha visti protagonisti alla Staatsoper di Monaco nel 2009/2010. A interpretare la coppia Telramondo-Ortrude saranno invece il baritono islandese Tomas Tomasson e il soprano drammatico Evelyn Herlitzius. Per finire il ventaglio dei protagonisti, il ruolo del re è affidato al celebre basso René Pape.

Il“Lohengrin” viene allestito per la prima volta nel 1850 a Weimar, con la direzione musicale di Franz Liszt, amico e protettore di Wagner. Il compositore non è presente alla prima, perché dopo aver partecipato attivamente alla rivoluzione del 1848-49 è costretto a fuggire in Svizzera. L’opera ha da subito un grande successo, riassumendo in sé le ultime istanze propriamente romantiche del compositore con le nuove idee musicali e drammaturgiche, che si concretizzeranno in Tristano e Isotta prima e nella tetralogia dell’ “Anello del Nibelungo” poi. Il “Lohengrin” presenta ancora influssi dalla tradizionale opera “a numeri chiusi”, scandita da arie, duetti, brani d’assieme e cori, che però sono accostati all’utilizzo ciclico di temi e motivi associati ai personaggi, procedimento che preclude alla tecnica del Leitmotiv, molto usata nelle opere successive. Anche le tematiche drammaturgiche anticipano molti dei temi che saranno cari a Wagner. Non è difficile, ad esempio, immaginare nella contrapposizione delle coppie Lohengrin-Elsa e Telramondo-Ortrude un parallelismo con il potere della religione cristiana (Lohengrin è un cavaliere del Graal, detentore di un potere magico positivo) contro i culti popolari e folklorici (Ortrude fa uso di una magia nera che deriva dal sapere pagano). Inoltre, la figura del protagonista, un cavaliere divino portatore del Bene, è facilmente associabile all’idea wagneriana dell’artista assoluto, che diviene custode di verità, bellezza e morale attraverso l’attuazione del Gesamtkunstwerk, l’opera d’arte totale.

Dopo 141 anni dal primo allestimento italiano del “Lohengrin” del 1871, che fece conoscere Wagner nel nostro paese, l’opera continua a godere di grande successo. Seppur forse non attuale sul piano delle tematiche, ha ancora, e forse avrà sempre, il potere di incantare l’ascoltatore, immergendolo in un’atmosfera sonora dalla grande forza evocativa, a tratti quasi mistica. Auguriamo a quante più persone possibili di vivere questa profonda esperienza e di godere della bellezza di un tale capolavoro.

Eva Marti


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