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Letteratura

Il massacro silenzioso da salotto borghese

staff
11 settembre 2011


Dalle scene di Londra a Broadway fino al set di Roman Polanski, una divinità carnefice lascia dietro di sé una scia di risate amare.
In contemporanea alla felice presentazione al Festival del Cinema di Venezia di “Carnage”, l’ultimo lungometraggio del regista polacco, Adelphi propone al pubblico italiano una nuova edizione di “Le dieu du carnage”, la pièce teatrale da cui la pellicola prende ispirazione, scritta da Yasmina Reza nel 2006.
La trama è semplice, l’ambientazione claustrofobica, come nel migliore dramma da camera: due coppie, gli Houlliè e i Reille, si incontrano per appianare pacificamente un diverbio scoppiato tra i rispettivi figli undicenni, dopo che Ferdinand Reille ha colpito con un bastone Bruno Houlliè, spezzandogli due incisivi.
L’elegante salotto degli Houlliè ospita i quattro personaggi della commedia, che da perfetti quarantenni borghesi sono del tutto intenzionati a risolvere la questione con la massima pacatezza venendosi incontro l’un l’altro, come si fa tra adulti assennati.
Sarebbe una soluzione ideale, se solo non esistesse un dio inarrestabile, portatore di caos, pronto a sconvolgere ogni ordine condiviso. Tra nomignoli affettuosi ma un po’ ridicoli, una cricetina meschinamente soppressa e un cellulare che non cessa di squillare, l’atmosfera rilassata e civile costruita da quattro persone mature si incrina senza rimedio. Il salotto borghese si trasforma sotto i nostri occhi nella foresta più selvaggia, in cui i legami coniugali e i rapporti del vivere civile evaporano: mariti contro mogli, uomini contro donne, donne contro donne e uomini contro uomini; nessuno si salva nel gioco al massacro.
È un confine sottile quello che separa la comicità della situazione dal suo risvolto tragico: la carneficina delle convenzioni sociali, della correttezza politica e della morale rivela tutte le insofferenze che queste nascondono e che, taciute a lungo, esplodono. I personaggi, complice del rum in abbondanza, sono preda degli istinti più vituperati dalla società occidentale, si scagliano l’uno contro l’altro in una lotta tutti contro tutti manovrata dal beffardo dio del massacro. Yasmina Reza sembra partecipare divertita allo scempio delle maschere della civiltà borghese, lacera con precisione il velo del buonismo, mostrando al lettore – e allo spettatore – una paradossale ma spaventosamente realistica messa in scena della natura umana, così civile e così bestiale.

Maria Stella Gariboldi


“Il dio del massacro”, di Yasmina Reza, Adelphi, traduzione di Laura Frausin Guarino e Ena Marchi, pp. 91.


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